Perdonami Giuseppe, temo di non essere stato chiaro. On Wed, Sep 20, 2023 at 09:22:13AM +0200, Giuseppe Attardi wrote: > > Appunto: non si può competere contro chi offre servizi sottocosto, > addirittura gratis. > In questo caso i costi sono pagati dai ricavi pubblicitari di un altro > servizio. > Un altro danno del modello di business basato sulla pubblicità. > I cross subsidy da un servizio all’altro sarebbero persino vietati > dalle norme sulla concorrenza.
APPUNTO ! ! ! Ci sono innumerevoli Leggi (sulla concorrenza, sulla protezione dei dati personali etc...) di diversi paesi che Google & friends ha violato e continua a violare e/o aggirare PLATEALMENTE da anni. La tassazione stessa viene "ottimizzata". > Quanto alle norme antitrust, sono state depotenziate, interpretandole col > criterio del danno al consumatore. Ma che danno c’è se si ottiene un servizio > a così buon prezzo? Il danno non è al "consumatore", ma al cittadino che è privato della propria libertà. Per questo la riduzione delle persone a "consumatori" (o peggio ancora, ad "utenti") serve proprio a ridurre la loro possibilità di difendersi. > E comunque lo sconto al 100% di Google Workspace for Education è finito > a gennaio 2023, quando Google si è presentata all’Università di Pisa, > imponendole di rientrare entro 15TB di spazio o di pagare. Sembrerebbe di no: ora l'Università Italiana sta sussidiando il lock-in di bambini e ragazzi. In pratica, paga... per essere sostituita. > Dopo aver catturato i clienti col lock-in, li obbligano a pagare. D'altro canto, perché distruggere l'Università gratis, quando è disposta a pagare per farsi smontare un pezzetto alla volta? > Questo perché Google si è accorta che i costi del GCP erano insostenibili, > con perdite di $20 miliardi l’anno per 15 anni. Guarda caso GCP è andata > in pari nel 2023, ma ci vorranno decenni per recuperare le perdite accumulate. Recuperare i costi è assolutamente secondario, ma ti assicuro: non sono considerati "perdite". Purtroppo continui a ragionare in termini economici... :-( Come quando scrivevi: On Tue, Sep 19, 2023 at 08:13:09PM +0200, Giuseppe Attardi wrote: > > Le piattaforme si basano sulla vendita di pubblicità. > > Che sia mirata o no, è poco rilevante: il tracking degli utenti > è solo un mantra di marketing per vendere meglio la pubblicità > a chi crede sia determinante. > E non è quindi difendendo la privacy, obiettivo sacrosanto ma > non decisivo, che si possono contrastare le piattaforme. Se così fosse, pensi davvero che Google & friends spenderebbero tanti miliardi non solo in lobbisti, ma nello sviluppo di software come Android o Google Chrome il cui unico scopo è spiare gli utenti? Ogni cosa che leggono, ogni posto in cui vanno, ogni persona che incontrano, ogni film che vedono, ogni ricerca che fanno, ogni mail che ricevono (e leggono), quanto tempo impiegano su ogni cosa, abituale o eccezionale... Davvero credi che tutti questi soldi servano solo a ingannare coloro che pagano la pubblicità mirata? Persone peraltro che sarebbero talmente stupide da non notare che l'esborso effettuato non funziona? No: il potere fornito dall'accumulo dai dati personali è infinitamente maggiore di quello fornito dai profitti economici. Per questo continuare a pensare in termini economici non funziona. > Quindi ribadisco, l’unico modo per rompere il modello di business > basato sulla pubblicità è colpire la pubblicità. La pubblicità è uno degli attuatori di questi agenti cibernetici. Uno di cui è piuttosto evidente (misurabile in fatturato) il potere coercitivo che esercita su individui, comunità e società. Ma ce ne sono molti altri, meno visibili. Pensa ai risultati di ricerca "personalizzati". O ai filtri anti-spam di GMail. Poi per carità, sono assolutamente d'accordo che la pubblicità mirata vada semplicemente vietata, esattamente come la pubblicità subliminale, l'estorsione, il furto, il rapimento di figli dei ricchi o lo spaccio. Sono tutti modelli di business redditizi, ma incompatibili con lo Stato di Diritto e la Democrazia. > E non è che non funzionerebbe perché non ha funzionato, come dice > Tesio, colpire il modello del sooftware proprietario a pagamento: > oggi è cambiato il modello di business delle grandi piattaforme > e bisogna colpire quello. In modo che possano cambiarlo di nuovo? Ahimé, tutte le soluzioni proposte, temo rimangano "palliativi" (per usare la tua metafora) rispetto ad un cancro che continua ad avanzare. Nella migliore delle ipotesi, possono rallentarlo per un po'. Perché continua a penetrare la società come un coltello nel burro caldo? Perché le persone che ne fanno parte, a tutti i livelli, restano inermi. Anzi, spesso collaborano col nemico. Perché non dispongono degli strumenti cognitivi necessari per riconoscere le armi del nemico che ne mutila la libertà. Dunque nel breve periodo possiamo cercare di rallentarlo con questi "palliativi" [1] ma alla fine l'UNICA possibilità per preservare la democrazia è diffondere una piena CITTADINANZA CIBERNETICA. Hacker o robot. Cittadini o schiavi. Giacomo [1] metafora inadeguata, se ci pensi. I palliativi sedano il dolore di cui il paziente è cosciente. Questo cancro diffonde endorfine e quando cerchi di rallentarlo, per salvare il paziente, spesso il paziente stesso si lamenta e scalcia. Si è visto bene con i molti Presidi delle scuole che Monitora PA ha cercato di informare nei mesi scorsi. _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa