Salve Giuseppe,

ti stai focalizzando troppo su un dettaglio (la pubblicità) perdendo di vista 
il sistema
in cui questi agenti cibernetici operano.

>Smontare i monopoli digitali togliendo sotto i loro piedi i ricavi della 
>vendita di software
> (o quanto meno ampliare lo spazio alla concorrenza) non ha funzionato,
> [...]
>Andare alla base del problema significa colpire i ricavi pubblicitari.
>Il Nobel Paul Romer suggerisce di introdurre una tassazione altamente 
>progressiva
> ai ricavi pubblicitari, fino al 90%, per scoraggiare questo modello di
> business e incoraggiare le aziende a dividersi.
>    https://adtax.paulromer.net/

Cioè visto che colpire i loro ricavi in un modo non ha funzionato, proponi di 
colpirli in un altro.

A parte il fatto che non consideri le enormi sovvenzioni che questi 
"oligopolisti" ricevono
dagli Stati di appartenenza: puoi tassare Google al 100%, ma continuerà a 
sorvegliare tutti.
Potremmo quesi dire che la pubblicità è solo una redditizia copertura.


Il problema fondamentale è però continuare ad adottare un framework economico 
per modellare un sistema che si muove su dimensioni che l'economia non può 
descrivere!

Cosa credi che succederebbe se tassassi Google al 99%?

Che gli Stati diventerebbero dipendenti da quell'introito e finirebbero per 
ridursi
(ancora di più) a sue appendici.

Pensa al corto circuito: il monopolio dell'uso legittimo della violenza al 
soldo di
organizzazioni (pseudo)private che sorvegliano capillarmente la cittadinanza.

Cosa mai potrà andare storto?


Per affrontare il problema occorre abbandonare la prospettiva economica e 
adottare
una prospettiva Cibernetica ovvero Politica.


>Il software libero ha vinto, è vero, ma adesso che si fa?

Confondi il software libero e il software opensource.

Il primo, sin dal principio è stato un movimento e culturale politico 
"rivoluzionario".
Il secondo ne ha rappresentato la marginalizzazione e la cattura "rezionario" 
[1].

La stessa negazione della differenza fra i due è parte di tale 
marginalizzazione in pieno
stile "embrace, extend, extinguish".


Dunque il software libero non ha vinto, anzi sta morendo.

È il software opensource che ha vinto, con i suoi valori reazionari.

>Quindi è stato un errore pensare che il controllo dei sorgenti fosse la chiave 
>di porco per
> ribaltare il modello di business delle grandi corporation e che questo potesse
> interessare alla massa degli utenti, in quanto cosa buona e giusta.

Non è mai stato un obiettivo del software libero.

Di certo non di Stallman o di Lessing, entrambi saldamente integrati nella 
cultura statunitense.


È stato l'errore fondamentale del software libero nonché la ragione strategica 
della sua sconfitta:
credere di poter firtare col mercato capitalista per diffondere valori diversi 
dalla massimizzazione dei profitti.

Un errore perfettamente comprensibile se si considerano i periodi e i luoghi di 
formazione 
dei protagonisti di questa storia, tutti statunitensi e saldamente ancorati 
alla Guerra Fredda. 


>In alternativa alle aziende digitali for-profit, creare cooperative di utenti 
>no-profit, che si reggono su donazioni (come Wikipedia) e su servizi che 
>erogano in abbonamento ai propri iscritti.
>Per funzionare, queste cooperative dovrebbero raggiungere centinaia di milioni 
>di utenti.

Framasoft non ha centinaia di milioni di soci/utenti.

Autistici nemmeno.

Sebbene condivida l'idea di cooperative informatiche no-profit come può essere 
una
Framasoft, non credo che sia necessario riprodurre la scala delle BigTech.

Questo è ciò che le BigTech vogliono far credere.

E ci riescono facilmente, perché sfruttano il framework concettuale 
economico-finanziario
a cui tanti sono ancora vincolati.

Ma non è così.

La scala delle BigTech non serve a produrre economie di scala sostenibili, ma 
solo a
dominare il mondo, attraverso miliardi di sensori ed attuatori che agiscano 
indisturbati.


Se non vuoi dominare il mondo, non ti servono.


Giacomo

[1] https://thebaffler.com/salvos/the-meme-hustler
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