Ciao Alessandro,

grazie che mi dai retta e mi stimoli nelle mie elucubrazioni :-)

Alessandro Brolpito <abrolp...@gmail.com> writes:

> Formazione, è forse il termine migliore, hai ragione!
> Si lega bene alla cosiddetta formazione continua/lifelong learning.

Sì è anche (soprattutto?) per quello che mi piace di più di
alfabetizzazione, che richiama alla (mia?) mente il raggiungimento di un
livello minimo oltre al quale non /serve/ andare, come se i processi
cognitivi dovessero avere un fine puramente utilitaristico, per sè o per
altri, spogliati di quella /strana/ sensazione di godimento nella
/inutile/ _pragmatica_ dello studio... tipo l'etimologia negli studi
linguistici, che non definirei proprio "alfabetizzazione" (e lo dice
/me/ che ha mai fatto latino, figuriamoci greco o meglio ancora
_sanscrito_).

> Ma alla fine in sistemi d'istruzione/paesi diversi trovi termini simili ma
> mai uguali... battaglia persa!

...in effetti anche "formazione continua" è spesso (sempre?) concepita
come utilitaristica allo svolgimento di una mansione all'interno del
/proprio/ "posto di lavoro" (lavoro alienato)... sono fregato! :-(

Ci sono: "pedagogia informatica" invece di "alfabetizzazione digilate"?

Però nell'etimologia stessa della parola "pedagogia" - παῖς (pâis:
"bambino") e ἄγω (ago: "guidare, condurre, accompagnare") - ci sono ben
due cose che mi urtano: che le persone possano anche solo lontanamente
essere considerate come dei /bambini/ da /accompagnare/, si badi bene
dai NON genitori ma da una qualche istituzione.

Infatti non mancano le critiche:
https://it.wikipedia.org/wiki/Pedagogia#Critiche
(tangenzialmente: questo ha MOLTISSIMO a che fare con le /credenze/
scientifiche, basta leggere nel link sopra cosa diceva quel pistola di
pediatra).

A onor del vero, c'è modo e modo di accompagnare, no?

Guarda un po': si torna di nuovo al linguaggio, alla linguistica,
semantica, semiotica, etimologia (e metodo scientifico?)... /archeologia
culturale/.  Ammazza oh! :-O

Riprovo: "pedagogia antrosopofica informatica" [2]?  Figuruamoci, pare
che - al contrario della benemerita antropologia ortodossa -
l'antroposofia sia una pseudoscienza /esoterica/ [3]; se non prendo uno
svarione, le accuse rivolte all'antroposofia sono praticamente un calcio
in culo a Freud e tutta la ricerca che ne è derivata.

Mi arrendo, è una battaglia persa... ANZI, quella delle definizioni
corrette è una battaglia che proprio non mi interessa :-D.

Comunque tutte queste "seghe mentali" non possono essere considerate da
coloro che hanno necesistà di stabilire uno standard di
/classificazione/ e la conseguente terminologia /istituzionale/.

Dunque hai ragione: è una battaglia persa.  Come praticamente tutto
quello che ha a che fare con un /processo/ (non solo un programma in
esecuzione), lo svolgimento e il risultato dipendono dall'"environment"
[1], che è fatto di molteplici elementi, tra cui quello _determinante_
sono le persone (come sanno benissimo tutti gli esperti di sicurezza
informatica, tra gli altri).  Vale anche con la comprensione della
terminologia, che forse è l'inizio del processo di apprendimento... ma è
anche il culmine di tale processo: ecco, un'altra istanza di processo
ricorsivo! :-o

> Riguardo a computational thinking,

OK, prometto che andrò a studiare! :-)

> non è legato tanto ad imparare un linguaggio di programmazione, ma
> “Computational thinking is the thought processes involved in
> formulating a problem and expressing its solution(s) in such a way
> that a computer – human or machine – can effectively carry out.”

Soprassediamo sul fatto che non hai idea di come mi faccia letteralmente
incazzare che l'umano possa essere indicato come "computer" al pari di
una "machine" («Chi parla male, pensa male e vive male.», in questo caso
"fa vivere male").  Scusa, non ce l'ho con te ovviamente, nulla di
personale ;-).

Quello che riporti è semplicemente la descrizione dello studio degli
algoritmi (algoritmica?), tra l'altro di origine antichissima.  Non è
più semplice chiamarlo col suo nome?  Chiamandolo col suo nome sarebbe
più chiaro che l'argomento /dovrebbe/ parte di qualsiasi programma di
studi di matematica delle scuole /elementari/.

Spero che tu abbia idea di quanto sia culturalmente impattante la
mancanza DIFFUSA di questa basilare competenza informatica, per la quale
non è affatto necessario saper scrivere codice in un linguaggio di
programmazione per computer.

Aggiungerei all'algoritmica giusto le nozioni di base in merito alla
DOPPIA NATURA del software: sorgente (implementazione di un algoritmo) e
binario (trasposizione di sorgente in bit eseguibili dalla macchina).

Con queste DUE nozioni ben presenti, secondo Pareto saremmo già oltre al
50% dell'opera :-O

Certo chi fa i programmi di matematica dovrebbe saperlo e probabilmente
moltissimi insegnanti di matematica già insegnano cos'è e come di scrive
un algoritmo e la doppia natura del software: nooo?!? :-D

Quindi io direi tra le /varie/ competenze informatiche che è opportuno
avere dovremmo mettere in elenco quelle elencate sopra, che come
/piacevolissimo/ effetto collaterale aiutano a comprendere che
l'"algoretica" è semplicemente una cag... già in quinta elementare.

Lo ammetto: computational thinking fa più figo, pero. :-(

> E ancora "Computational thinking, shorthand for “thinking as a
> «computer scientist» refers to the ability to understand the
> underlying notions and mechanisms of digital technologies to formulate
> and solve problems" - (facile a dirsi, difficile da insegnare,
> figurati valutare)

Pensa che non ho la più pallida idea di come pensi un informatico
(traduzione corretta di "computer scientist"?) :-O

In merito all'abilità (competenza) di comprendere tutto quello che
riporti sopra e /soprattutto/ di saperlo definire in termini
divulgabili, quindi utilizzando il linguaggio naturale, e un
_condivisi_(bili)... non è nemmeno facile a DIRSI, figuruiamoci da
insegnare, non parliamone neanche a valutare.

Pensa che già solo io e Giacomo Tesio non siamo del tutto d'accordo su
cosa vuol dire "saper programmare" :-)

Scusa se /ci/ autocito di nuovo, ma per _provare_ a spiegare quello che
citi sopra io e Andrea Trentini stiamo cogitando da tempo di pubblicare
un terzo volume di "Cittadinanza digitale e tecnocivismo"
(https://c18e.it) dedicato esclusivamente a quello che tra di noi
chiamiamo "Livello -1" (The machine) dell'arcobaleno della cittadinanza
digitale, che parte dal "Livello 0" (The net):

https://www.researchgate.net/figure/Figura-1-Arcobaleno-della-Cittadinanza-Digitale-e-Tecnocivismo-vivono-e-quindi_fig1_349152498

Ma fossi in te non tratterrei il fiato, già faccio fatica a scivere un
sunto del sunto per metterlo come appendice al prossimo Vol 2. (ehrm,
chiedo perdono ai miei colleghi!)

> JRC Publications Repository - Reviewing
> Computational Thinking in Compulsory Education (europa.eu)
> <https://publications.jrc.ec.europa.eu/repository/handle/JRC128347>

Grazie, verificherò se non è già nella nostra bibliografia per il
"Livello 3" (education).

> Alessandro
>
> P.S: Per Eurostat ci sono i quesiti... non ho ancora avuto tempo di
> dedicargli il tempo necessairo...

Grazie mille per l'impegno, ho perfettamente presente la situazione: non
tratterrò il fiato neanche io. :-D

Ciao, 380°

[...]



[1] es. si veda env di Unix (https://it.wikipedia.org/wiki/Env_(Unix)),
ma le variabili d'ambiente non sono gli l'unici elementi
dell'environment di un processo in esecuzione su un computer.

[2] https://it.wikipedia.org/wiki/Pedagogia_Waldorf

[3] https://it.wikipedia.org/wiki/Antroposofia

-- 
380° (Giovanni Biscuolo public alter ego)

«Noi, incompetenti come siamo,
 non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché»

Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice
but very few check the facts.  Ask me about <https://stallmansupport.org>.

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