Buongiorno,

aggiungo qualche considerazione che mi sembra importante, anche se non
direttamente collegata al discorso "filosofico": volontari contro
professionisti.
Quello che manca, oggi, è un collegamento tra la "struttura OSM" ed i
"detentori del dato". Potrebbe essere un ruolo "full time" e quindi
richiedere un impegno quotidiano costante, pacifico.
Il problema è che una volta che si ha la triplice autorizzazione a
procedere con gli import (titolare, community, ml-import) e si preparano i
dati, ci sono già degli step intermedi di normalizzazione e fusione degli
oggetti esistenti: già in questa fase, il dato originale, va verificato in
qualche modo e non capisco come una persona ad. esempio da Roma, potrebbe
seguire l'import a Milano.
Ovvero, se è stato rilevato un civico in una certa posizione, come decidere
se tenere i dati OSM o i "dati esterni"?
Si prepara tutto e poi si affida il lavoro "ripetitivo" alla community di
Milano? Si va in trasferta?
Inoltre, i dataset sono in continua evoluzione (e anche OSM) e giustamente
Luca fa notare che la "manutenzione" del dato è spesso lasciata alla
comunità...
Perché, secondo me, sarebbe auspicabile che la persona che si interfaccia
con gli Enti, si occupi anche di informarli quando i dati sono di cattiva
qualità, incompleti o errati, in modo che si crei un circolo virtuoso
anziché una mera attività di "copia" del dato.
Sicuramente chi segue gli import oltre ad una conoscenza approfondita del
mondo OSM, deve anche essere capace di tenere relazioni con i vari attori e
scrivere procedure in grado di verificare costantemente che i dati siano
sempre aggiornati (in maniera bidirezionale?) e che non si perdano
informazioni (vandalismi, edit errati, ecc..).
Io continuo a promuovere l'uso di OSMOSE, progetto francese che nasce
proprio con questo obiettivo, e che con poche modifiche potrebbe già essere
pronto a gestire molti dataset (non i civici per ovvie ragioni), ma anche
centralizzare le attività, consente a tutti di contribuire.
L'iniziativa mi sembra comunque interessante e potrebbe portare un po' di
novità nel mondo OSM, a tal proposito volevo anche chiedere se in altri
paesi è già stato affrontato un argomento simile o è un'idea nostrana?
Grazie
Francesco



Il giorno dom 14 giu 2020 alle ore 09:46 Laurentius <
puntoesclamat...@email.it> ha scritto:

> On sab, 2020-06-13 at 22:42 +0200, Andrea Albani wrote:
> > scusate il cross posting, ma penso che quanto scritto sia di
> > interesse fondamentale per la comunità OSM prima ancora che per
> > quella wikimedia in cui si sta sviluppando la proposta.
>
> Va benissimo, avevo comunque in programma di scrivere anche qui oggi!
> Per chi non avesse visto la mail iniziare risegnalo la bozza, che vi
> invito a commentare:
> <
> https://docs.google.com/document/d/1VN8LgHwco3LqYXnLrlduBrv2tEN-4TRYRjan2M_X6Sc/edit
> >
>
> > Se da un lato sarei ben felice di vedere tanti dati open importati (e
> > magari in seguito manutenuti) all'interno di OSM, dall'altro mi
> > ritrovo combattuto nel poter accettare serenamente questa proposta
> > perchè dal mio punto di vista l'equivalenza mappare=soldi non è una
> > cosa sana.
>
> Ad oggi esistono *un sacco* di aziende o altre organizzazioni (non
> ultime le Nazioni Unite) che lavorano con OpenStreetMap, non solo a
> valle (sfruttandone i dati) ma anche intervenendo direttamente sul
> database. Anche per molte delle persone che scrivono in questa lista
> OpenStreetMap è parte del loro lavoro.
>
> Quello che secondo me è importante è non fare confusione fra ruoli
> lavorativi e ruoli volontari, ed evitare che i primi possano andare a
> sostituire i secondi.
>
> > E' da questo punto che mi sorgono delle domande:
> > - Qual'è la motivazione di un mapper pagato ? Come lo si mantiene
> > coinvolto nella "missione" di istruire un processo di import e di
> > seguirlo in tutte le sue complesse fasi ?
>
> Di base sono due:
>  * chiunque lo faccia, sarà quasi sicuramente una persona che ha già
>    esperienza su OpenStreetMap, e quindi che già ci tiene per conto
>    suo;
>  * si presume di scegliere qualcuno che lavora bene. Poi le persone che
>    lavorano male e non ci tengono a quello che fanno esistono: ma penso
>    che ognuno di noi, anche nel proprio lavoro e non solo nel
>    volontariato, cerca di fare del proprio meglio.
>
> Parte della proposta è che formiamo un gruppo di volontari esperti che
> possa definire gli obiettivi di questo lavoro e supervisionarlo. In
> questo modo, al di là delle motivazioni personali, possiamo avere il
> controllo sui risultati.
>
> (Ho aggiunto questo punto all'analisi dei rischi)
>
> > Quale sarà la motivazione, dopo, di un mapper non pagato ?
>
> Questa è una domanda importante. Se hai letto il documento, avrai visto
> che nell'analisi dei rischi è un punto che ho cercato di affrontare.
>
> La risposta credo che possa darla solo ognuno per sé. Se per te questo
> sarebbe fonte di un calo di motivazione, ti chiedo di spiegarmi il tuo
> pensiero, così da capire se c'è un modo per mantenere la proposta
> evitando questo problema.
>
> Dalla mia prospettiva, il punto è che questo non è il normale ruolo di
> un mappatore. Stiamo parlando di qualcuno che potenzialmente potrebbe
> lavorare per due mesi full time (o per sei mesi part time, o altro, al
> momento non è possibile quantificare) in un lavoro che è per larga
> parte confrontare due set di dati diversi e integrarli. Io
> personalmente non lo farei: potrei farne un pezzo, potrei farne uno più
> piccolo, ma non a questo livello. Poi, io non sono molto attivo su
> OpenStreetMap e cose simili non le ho fatte, ma l'ho fatto su altri
> progetti.
> I dataset che ho preso ad esempio sono disponibili da 2-4 anni e credo
> possiamo tutti concordare che siano importanti, e del lavoro è stato
> fatto (i civici di Milano, ad esempio, sono stati ripresi in mano
> recentemente da Cascafico, e Lorenzo Stucchi stava progettando delle
> attività con le scuole, purtroppo bloccate), ma nella pratica sono
> ancora lì ad aspettare.
>
> Se la scelta fosse fra portare avanti un'attività che migliora la
> mappa, ma nel lungo termine porta ad un calo della partecipazione,
> oppure non fare nulla, la cosa migliore sarebbe non fare nulla. Non
> credo però che sia un contrasto inevitabile: bisogna capire dove si
> traccia la linea di demarcazione.
>
> > Il paid mapping, è vero, è fra noi da tempo, ma un conto è un'azienda
> > che paga mapper per raggiungere i propri obiettivi, un'altra è la
> > rappresentanza della foundation in Italia: mi sembra un unicum a
> > livello globale (forse in ML internazionale ne sapranno qualcosa).
>
> È un male? Personalmente, io mi fido di più di un'associazione che ha
> come obiettivo far crescere OpenStreetMap, dove ogni mappatore può
> associarsi e partecipare alle decisioni, di un'azienda che ha come
> obiettivo far crescere il proprio fatturato. Obiettivo legittimo, e
> sono molto contento che Amazon mi consegni qualunque cosa a casa in
> pochi giorni!, ma non è il mio e non ne ho il controllo.
>
> > - Che qualità avranno i dati importati?
> > Come non citare i migliaia di edit dei mapper pagati da Amazon. Il
> > processo è ben delineato e quando gli commenti un changeset pieno di
> > errori si scusano anche, ma l'onere di riparare il danno poi è tutto
> > a carico nostro.
>
> In questa bozza, non sto proponendo solo di pagare una persona per fare
> del lavoro, ma anche che ci sia un gruppo di lavoro di volontari che ne
> definisca gli obiettivi e ne faccia la supervisione. Se c'è un problema
> nella qualità dei dati di partenza o nell'approccio, possiamo
> intervenire prima che il database di OSM sia toccato. E anche se c'è un
> problema nell'esecuzione delle attività, possiamo intervenire appena ce
> ne accorgiamo. Non stiamo parlando di Amazon, ma di qualcosa che
> possiamo controllare direttamente!
>
> Lorenzo
>
>
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