Grazie, vediamo se ho capito.

Usando un LLM si può fare meglio profilazione. Hai ragione: ad esempio le
tecniche di zero-shot classification potrebbero stimare la probabilità che
io rientri in una classe qualsiasi (ebreo, pornografo, madrigalista
rinascimentale) semplicemente (si fa per dire) esaminando dove si collocano
i miei scritti nello spazio n-dimensionale del modello.
Ma allora la domanda diventa: si può (e deve) inibire tecnicamente questa
capacità? E se la risposta è negativa, si deve mettere fuori legge l'intera
pratica?

G.



On Mon, 1 Jul 2024 at 09:58, Marco A. Calamari <marcoc_maill...@marcoc.it>
wrote:

> On lun, 2024-07-01 at 09:36 +0200, Guido Vetere wrote:
>
> Sono almeno 20 anni che barattiamo i nostri dati personali con la gratuità
> di servizi come la posta elettronica e il social networking. Mail e post
> dove c'è ben altro che dati sensibili: c'è proprio tutto.
> Ora vorrei che qualcuno mi spiegasse quale ulteriore e specifica minaccia
> viene dal fatto che questi dati possano finire nei floating-point di una
> rete neurale di qualche miliardo di parametri piuttosto che, estratti anche
> con banali regular expression, in un database nosql venduto poi per
> profilazione.
> Non dico questo per polemica: è che sono proprio confuso.
>
>
> Buondì.
>
> Per uscire dalla confusione, una risposta semplice.
>
> Quello che si può fare con dei dati estratti da un db e molto "puri",
> quindi i migliori possibili,
>  usando tecniche classiche di profilazione è solo una piccola frazione di
> quello che si può
>  fare sui dati grezzi con tecniche di falsa IA.
>
> Ad esempio (e lo dico provocatoriamente) non solo puoi selezionare le
> persone di discendenza
>  ebrea o che si dichiarano ebree, come fecero i nazisti dal dato del
> censimento, ma puoi selezionare
>  anche quelle che si comportano come ebree o pensano come ebree, o si
> esprimono come ebree,
>  o che tentano di nascondersi ma che appartengono ad una delle precedenti
> categorie.
>
> Può bastare?
>
> Marco
>
> G.
>
> On Mon, 1 Jul 2024 at 08:31, maurizio lana <maurizio.l...@uniupo.it>
> wrote:
>
> caro Carlo,
> capisco le argomentazioni ma se nel mondo digitale noi siamo i dati che
> generiamo, spesso a nostra insaputa o senza esplicita intenzione, e che ci
> descrivono, dove si colloca il diritto alla privacy?
> cioè il diritto a che spazi della mia vita non siano oggetto di
> conoscenza, analisi, osservazione continuativa da parte di terzi?
> scusate la banalità del solito (contro)esempio: nella mia vita
> fisica/nello spazio fisico della mia vita non lascerei mai entrare sistemi
> di conoscenza, analisi, osservazione continuativa da parte di terzi,
> neanche se questo fosse "per il bene dell'umanità" (ma quale bene, poi
> esattamente? con vantaggi per chi e e svantaggi per chi? in genere non
> viene mai dettagliato questo aspetto)
>
> Maurizio
>
> Il 01/07/24 00:22, Carlo Blengino ha scritto:
>
> Caro Giulio e cari tutti.
> Mi pare vi sia un problema di fondo nell'impostazione dell'autorevole
> tesi: con il diritto fondamentale alla protezione dei dati noi siamo (solo)
> soggetti "interessati", non siamo "proprietari" dei dati che ci riguardano.
> Non possediamo lo *Ius excludèndi òmnes àlios *rispetto alle nostre
> informazioni; non abbiamo nessuna esclusiva o privativa di sfruttamento sui
> dati personali che ci riguardano. L'art. 8 della Carta UE mira solo a
> "proteggere" i dati personali e prescrive le condizioni per il trattamento
> legittimo da parte dei terzi (che possono dunque trattarli, ma a quelle
> condizioni) e l'articolo *conferisce due soli diritti* all'interessato:
> il diritto di accedere ai dati raccolti che lo riguardano e di ottenerne la
> rettifica. Punto. Questo è il diritto fondamentale previsto dalla Carta UE.
> Ed ha un senso. Non è che si son dimenticati ad esempio il diritto di
> cancellazione nella Carta di Nizza...: è che le informazioni, anche quelle
> personali, possono e devono circolare liberamente, perché sui dati, sulle
> informazioni, si basa il progresso.
>
> Poi il GDPR ha un complesso sistema di diritti e garanzie conferiti
> all'interessato per garantire che il trattamento sia lecito, ma non c'è
> alcun diritto assoluto sulle informazioni personali che ci riguardano. Il
> GDPR stesso, nel titolo è "relativo alla protezione delle persone fisiche
> con riguardo al trattamento dei dati personali, *nonché alla libera
> circolazione di tali dati "*
>
> Grazie a Dio non c'è un Diritto d'Autore né un copyright sui nostri dati,
> sebbene le due normative abbiano molti tratti in comune. Dunque stiamo
> attenti, che se interpretato male, come fosse una specie di copyright, il
> diritto alla protezione dei dati rischia di generare gli stessi danni:
> compromettere e limitare la libera circolazione delle informazioni, delle
> idee ed in fin dei conti, della cultura, e, come nei settori della
> proprietà intellettuale, di aggravare le diseguaglianze e rafforzare i
> monopoli. I disastri del copyright li conosciamo, evitiamo di generarne
> altri.
>
> Mi è venuto in mente che 12 anni fa, quando fu presentata in UE la prima
> proposta del GDPR e si voleva inserire il diritto all'oblio appena sancito
> dalla sentenza Costeja Gonzales, in un piccolo pezzo scritto per IlPost
> avevo affrontato i miei dubbi proprio sul diritto all'oblio che nella prima
> bozza in italiano era "il diritto di esser dimenticati" (poi per fortuna fu
> tolto!). In quel pezzo facevo un paragone proprio con il copyright (in vero
> in senso opposto). Erano altri tempi, un'era geologica fa, ma in quel pezzo
> scrivevo:
> *Quell’incommensurabile massa di dati
> <https://www.ilpost.it/carloblengino/2011/12/22/dati-sui-dati/>, anche
> personali, che si sta accumulando sui server del mondo e che si incrementa
> del 40% ogni anno può esser valutata in molti modi. Per semplificare, può
> esser considerata solo un enorme giacimento da sfruttare ad opera di rapaci
> società commerciali o di governi più o meno autoritari, con potenziale
> abuso a danno di utenti e cittadini, oppure può esser considerata una
> risorsa straordinaria degna di automa tutela. Può darsi che, senza
> rendercene conto, stiamo costruendo davvero la base per un intelligenza
> collettiva, ponendo le basi di una sorta di complesso DNA dell’umanità, che
> modificherà totalmente le nostre potenzialità intellettive e creative.*
> Il pezzo del 2012, per mera informazione, è qui:
> https://www.ilpost.it/carloblengino/2012/02/06/il-copyright-sui-miei-dati/
>
> Un abbraccio a tutti
> Carlo
>
>
>
>
>
>
>
> Il giorno sab 29 giu 2024 alle ore 09:22 de petra giulio <
> giulio.depe...@gmail.com> ha scritto:
>
> Segnalo questo articolo di Guido Scorza di cui non riesco a cogliere
> pienamente, per mia ignoranza, tutte le implicazioni, ma che mi sembra
> rilevante anche per il ruolo attuale dell’autore.
>
> Scorza: "AI, è ora di difendere i nostri dati dalla raccolta massiva: ecco
> come" - Agenda Digitale
>
>
>
> https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/privacy/linsostenibile-scorrettezza-del-training-degli-algoritmi-come-difendere-i-nostri-dati/
>
>
>
> --
> *Avv. Carlo Blengino*
> *Via Duchessa Jolanda n. 19,*
> *10138 Torino (TO) - Italy*
> *tel. +39 011 4474035*
> Penalistiassociati.it
>
>
>
> ------------------------------
>
> pourquoi es-tu parti avant que je te l'apprenne?
> le savais-tu déjà?
> avais-tu deviné?
> bashung, immortels
>
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> Maurizio Lana
> Università del Piemonte Orientale
> Dipartimento di Studi Umanistici
> Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli
>
>
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