On lun, 2024-07-01 at 09:36 +0200, Guido Vetere wrote:
> Sono almeno 20 anni che barattiamo i nostri dati personali con la gratuità di
> servizi come la posta elettronica e il social networking. Mail e post dove c'è
> ben altro che dati sensibili: c'è proprio tutto.
> Ora vorrei che qualcuno mi spiegasse quale ulteriore e specifica minaccia
> viene dal fatto che questi dati possano finire nei floating-point di una rete
> neurale di qualche miliardo di parametri piuttosto che, estratti anche con
> banali regular expression, in un database nosql venduto poi per profilazione.
> Non dico questo per polemica: è che sono proprio confuso.

Buondì.

Per uscire dalla confusione, una risposta semplice.

Quello che si può fare con dei dati estratti da un db e molto "puri", quindi i
migliori possibili,
 usando tecniche classiche di profilazione è solo una piccola frazione di quello
che si può
 fare sui dati grezzi con tecniche di falsa IA.

Ad esempio (e lo dico provocatoriamente) non solo puoi selezionare le persone di
discendenza
 ebrea o che si dichiarano ebree, come fecero i nazisti dal dato del censimento,
ma puoi selezionare
 anche quelle che si comportano come ebree o pensano come ebree, o si esprimono
come ebree,
 o che tentano di nascondersi ma che appartengono ad una delle precedenti
categorie.

Può bastare?

Marco

> G.
> 
> On Mon, 1 Jul 2024 at 08:31, maurizio lana <maurizio.l...@uniupo.it> wrote:
> > caro Carlo,
> > capisco le argomentazioni ma se nel mondo digitale noi siamo i dati che
> > generiamo, spesso a nostra insaputa o senza esplicita intenzione, e che ci
> > descrivono, dove si colloca il diritto alla privacy? 
> > cioè il diritto a che spazi della mia vita non siano oggetto di conoscenza,
> > analisi, osservazione continuativa da parte di terzi?
> > scusate la banalità del solito (contro)esempio: nella mia vita fisica/nello
> > spazio fisico della mia vita non lascerei mai entrare sistemi di conoscenza,
> > analisi, osservazione continuativa da parte di terzi, neanche se questo
> > fosse "per il bene dell'umanità" (ma quale bene, poi esattamente? con
> > vantaggi per chi e e svantaggi per chi? in genere non viene mai dettagliato
> > questo aspetto)
> > 
> > Maurizio
> > 
> > Il 01/07/24 00:22, Carlo Blengino ha scritto:
> > 
> > > Caro Giulio e cari tutti.  
> > > Mi pare vi sia un problema di fondo nell'impostazione dell'autorevole
> > > tesi: con il diritto fondamentale alla protezione dei dati noi siamo
> > > (solo) soggetti "interessati", non siamo "proprietari" dei dati che ci
> > > riguardano. Non possediamo lo Ius excludèndi òmnes àlios rispetto alle
> > > nostre informazioni; non abbiamo nessuna esclusiva o privativa di
> > > sfruttamento sui dati personali che ci riguardano. L'art. 8 della Carta UE
> > > mira solo a "proteggere" i dati personali e prescrive le condizioni per il
> > > trattamento legittimo da parte dei terzi (che possono dunque trattarli, ma
> > > a quelle condizioni) e l'articolo conferisce due soli diritti
> > > all'interessato: il diritto di accedere ai dati raccolti che lo riguardano
> > > e di ottenerne la rettifica. Punto. Questo è il diritto fondamentale
> > > previsto dalla Carta UE. Ed ha un senso. Non è che si son dimenticati ad
> > > esempio il diritto di cancellazione nella Carta di Nizza...: è che le
> > > informazioni, anche quelle personali, possono e devono circolare
> > > liberamente, perché sui dati, sulle informazioni, si basa il progresso.
> > > 
> > > Poi il GDPR ha un complesso sistema di diritti e garanzie conferiti
> > > all'interessato per garantire che il trattamento sia lecito, ma non c'è
> > > alcun diritto assoluto sulle informazioni personali che ci riguardano. Il
> > > GDPR stesso, nel titolo è "relativo alla protezione delle persone fisiche
> > > con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera
> > > circolazione di tali dati "
> > >  
> > > Grazie a Dio non c'è un Diritto d'Autore né un copyright sui nostri dati,
> > > sebbene le due normative abbiano molti tratti in comune. Dunque stiamo
> > > attenti, che se interpretato male, come fosse una specie di copyright, il
> > > diritto alla protezione dei dati rischia di generare gli stessi danni:
> > > compromettere e limitare la libera circolazione delle informazioni, delle
> > > idee ed in fin dei conti, della cultura, e, come nei settori della
> > > proprietà intellettuale, di aggravare le diseguaglianze e rafforzare i
> > > monopoli. I disastri del copyright li conosciamo, evitiamo di generarne
> > > altri.
> > > 
> > > Mi è venuto in mente che 12 anni fa, quando fu presentata in UE la prima
> > > proposta del GDPR e si voleva inserire il diritto all'oblio appena sancito
> > > dalla sentenza Costeja Gonzales, in un piccolo pezzo scritto per IlPost 
> > > avevo affrontato i miei dubbi proprio sul diritto all'oblio che nella
> > > prima bozza in italiano era "il diritto di esser dimenticati" (poi per
> > > fortuna fu tolto!). In quel pezzo facevo un paragone proprio con il
> > > copyright (in vero in senso opposto). Erano altri tempi, un'era geologica
> > > fa, ma in quel pezzo scrivevo:
> > > Quell’incommensurabile massa di dati, anche personali, che si sta
> > > accumulando sui server del mondo e che si incrementa del 40% ogni anno può
> > > esser valutata in molti modi. Per semplificare, può esser considerata solo
> > > un enorme giacimento da sfruttare ad opera di rapaci società commerciali o
> > > di governi più o meno autoritari, con potenziale abuso a danno di utenti e
> > > cittadini, oppure può esser considerata una risorsa straordinaria degna di
> > > automa tutela. Può darsi che, senza rendercene conto, stiamo costruendo
> > > davvero la base per un intelligenza collettiva, ponendo le basi di una
> > > sorta di complesso DNA dell’umanità, che modificherà totalmente le nostre
> > > potenzialità intellettive e creative.
> > > Il pezzo del 2012, per mera informazione, è qui:
> > > https://www.ilpost.it/carloblengino/2012/02/06/il-copyright-sui-miei-dati/
> > > 
> > > Un abbraccio a tutti
> > > Carlo
> > > 
> > > 
> > > 
> > >  
> > > 
> > >       
> > > 
> > > Il giorno sab 29 giu 2024 alle ore 09:22 de petra giulio
> > > <giulio.depe...@gmail.com> ha scritto:
> > > 
> > > > Segnalo questo articolo di Guido Scorza di cui non riesco a cogliere
> > > > pienamente, per mia ignoranza, tutte le implicazioni, ma che mi sembra
> > > > rilevante anche per il ruolo attuale dell’autore.
> > > > 
> > > > Scorza: "AI, è ora di difendere i nostri dati dalla raccolta massiva:
> > > > ecco come" - Agenda Digitale
> > > > 
> > > > 
> > > >
> > https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/privacy/linsostenibile-scorrettezza-del-training-degli-algoritmi-come-difendere-i-nostri-dati/
> > > > 
> > > 
> > > 
> > > -- 
> > > Avv. Carlo Blengino
> > > 
> > > Via Duchessa Jolanda n. 19,
> > > 10138 Torino (TO) - Italy
> > > tel. +39 011 4474035
> > > Penalistiassociati.it
> > 
> > 
> > 
> > pourquoi es-tu parti avant que je te l'apprenne?
> > le savais-tu déjà?
> > avais-tu deviné?
> > bashung, immortels
> > 
> > Maurizio Lana
> > Università del Piemonte Orientale
> > Dipartimento di Studi Umanistici
> > Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli

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