Sono almeno 20 anni che barattiamo i nostri dati personali con la gratuità
di servizi come la posta elettronica e il social networking. Mail e post
dove c'è ben altro che dati sensibili: c'è proprio tutto.
Ora vorrei che qualcuno mi spiegasse quale ulteriore e specifica minaccia
viene dal fatto che questi dati possano finire nei floating-point di una
rete neurale di qualche miliardo di parametri piuttosto che, estratti anche
con banali regular expression, in un database nosql venduto poi per
profilazione.
Non dico questo per polemica: è che sono proprio confuso.

G.

On Mon, 1 Jul 2024 at 08:31, maurizio lana <maurizio.l...@uniupo.it> wrote:

> caro Carlo,
> capisco le argomentazioni ma se nel mondo digitale noi siamo i dati che
> generiamo, spesso a nostra insaputa o senza esplicita intenzione, e che ci
> descrivono, dove si colloca il diritto alla privacy?
> cioè il diritto a che spazi della mia vita non siano oggetto di
> conoscenza, analisi, osservazione continuativa da parte di terzi?
> scusate la banalità del solito (contro)esempio: nella mia vita
> fisica/nello spazio fisico della mia vita non lascerei mai entrare sistemi
> di conoscenza, analisi, osservazione continuativa da parte di terzi,
> neanche se questo fosse "per il bene dell'umanità" (ma quale bene, poi
> esattamente? con vantaggi per chi e e svantaggi per chi? in genere non
> viene mai dettagliato questo aspetto)
>
> Maurizio
>
> Il 01/07/24 00:22, Carlo Blengino ha scritto:
>
> Caro Giulio e cari tutti.
> Mi pare vi sia un problema di fondo nell'impostazione dell'autorevole
> tesi: con il diritto fondamentale alla protezione dei dati noi siamo (solo)
> soggetti "interessati", non siamo "proprietari" dei dati che ci riguardano.
> Non possediamo lo *Ius excludèndi òmnes àlios *rispetto alle nostre
> informazioni; non abbiamo nessuna esclusiva o privativa di sfruttamento sui
> dati personali che ci riguardano. L'art. 8 della Carta UE mira solo a
> "proteggere" i dati personali e prescrive le condizioni per il trattamento
> legittimo da parte dei terzi (che possono dunque trattarli, ma a quelle
> condizioni) e l'articolo *conferisce due soli diritti* all'interessato:
> il diritto di accedere ai dati raccolti che lo riguardano e di ottenerne la
> rettifica. Punto. Questo è il diritto fondamentale previsto dalla Carta UE.
> Ed ha un senso. Non è che si son dimenticati ad esempio il diritto di
> cancellazione nella Carta di Nizza...: è che le informazioni, anche quelle
> personali, possono e devono circolare liberamente, perché sui dati, sulle
> informazioni, si basa il progresso.
>
> Poi il GDPR ha un complesso sistema di diritti e garanzie conferiti
> all'interessato per garantire che il trattamento sia lecito, ma non c'è
> alcun diritto assoluto sulle informazioni personali che ci riguardano. Il
> GDPR stesso, nel titolo è "relativo alla protezione delle persone fisiche
> con riguardo al trattamento dei dati personali, *nonché alla libera
> circolazione di tali dati "*
>
> Grazie a Dio non c'è un Diritto d'Autore né un copyright sui nostri dati,
> sebbene le due normative abbiano molti tratti in comune. Dunque stiamo
> attenti, che se interpretato male, come fosse una specie di copyright, il
> diritto alla protezione dei dati rischia di generare gli stessi danni:
> compromettere e limitare la libera circolazione delle informazioni, delle
> idee ed in fin dei conti, della cultura, e, come nei settori della
> proprietà intellettuale, di aggravare le diseguaglianze e rafforzare i
> monopoli. I disastri del copyright li conosciamo, evitiamo di generarne
> altri.
>
> Mi è venuto in mente che 12 anni fa, quando fu presentata in UE la prima
> proposta del GDPR e si voleva inserire il diritto all'oblio appena sancito
> dalla sentenza Costeja Gonzales, in un piccolo pezzo scritto per IlPost
> avevo affrontato i miei dubbi proprio sul diritto all'oblio che nella prima
> bozza in italiano era "il diritto di esser dimenticati" (poi per fortuna fu
> tolto!). In quel pezzo facevo un paragone proprio con il copyright (in vero
> in senso opposto). Erano altri tempi, un'era geologica fa, ma in quel pezzo
> scrivevo:
> *Quell’incommensurabile massa di dati
> <https://www.ilpost.it/carloblengino/2011/12/22/dati-sui-dati/>, anche
> personali, che si sta accumulando sui server del mondo e che si incrementa
> del 40% ogni anno può esser valutata in molti modi. Per semplificare, può
> esser considerata solo un enorme giacimento da sfruttare ad opera di rapaci
> società commerciali o di governi più o meno autoritari, con potenziale
> abuso a danno di utenti e cittadini, oppure può esser considerata una
> risorsa straordinaria degna di automa tutela. Può darsi che, senza
> rendercene conto, stiamo costruendo davvero la base per un intelligenza
> collettiva, ponendo le basi di una sorta di complesso DNA dell’umanità, che
> modificherà totalmente le nostre potenzialità intellettive e creative.*
> Il pezzo del 2012, per mera informazione, è qui:
> https://www.ilpost.it/carloblengino/2012/02/06/il-copyright-sui-miei-dati/
>
> Un abbraccio a tutti
> Carlo
>
>
>
>
>
>
>
> Il giorno sab 29 giu 2024 alle ore 09:22 de petra giulio <
> giulio.depe...@gmail.com> ha scritto:
>
>> Segnalo questo articolo di Guido Scorza di cui non riesco a cogliere
>> pienamente, per mia ignoranza, tutte le implicazioni, ma che mi sembra
>> rilevante anche per il ruolo attuale dell’autore.
>>
>> Scorza: "AI, è ora di difendere i nostri dati dalla raccolta massiva:
>> ecco come" - Agenda Digitale
>>
>>
>>
>> https://www.agendadigitale.eu/sicurezza/privacy/linsostenibile-scorrettezza-del-training-degli-algoritmi-come-difendere-i-nostri-dati/
>>
>
>
> --
> * Avv. Carlo Blengino *
> *Via Duchessa Jolanda n. 19,*
> *10138 Torino (TO) - Italy*
> *tel. +39 011 4474035*
> Penalistiassociati.it
>
>
>
> ------------------------------
>
> pourquoi es-tu parti avant que je te l'apprenne?
> le savais-tu déjà?
> avais-tu deviné?
> bashung, immortels
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> Maurizio Lana
> Università del Piemonte Orientale
> Dipartimento di Studi Umanistici
> Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli
>

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