Buongiorno Giacomo e Karlessi, giac...@tesio.it writes:
[...] >>> A volte "decide" oppure no al nostro posto? Che definizione diamo al concetto di "decidere"? Che differenza c'è tra "decidere" e "scegliere"? («we should not be loath to undertake the grueling work of philosophy») [1] >> sì, "decide". > > no, non decide. > > il software calcola. Non ho ancora letto "Computer Power and Human Reason: From Judgment to Calculation" di Weizenbaum ma, almeno a quanto dice l'articolo su Wikipedia [2] fu (anche?) lui a introdurre nel suo ragionamento la distinzione fra "deciding" e "choosing" quando si parla di computer: --8<---------------cut here---------------start------------->8--- Deciding is a computational activity, something that can ultimately be programmed. Choice, however, is the product of judgment, not calculation. --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- Siccome nel linguaggio naturale il significato delle parole dipende... da un sacco di cose, per amor di brevità, in _questo_ contesto potremmo /scegliere/ di attribuire a ciascun termine una e una sola delle definizioni disponibili oggi sul Merriam Webster: - "decide": 1.b to select as a course of action —used with an infinitive - "choose": 1.a to select freely and after consideration [...] > il software effettua SEMPRE ed ESCLUSIVAMENTE ciò che è definito nel > proprio programma. anche quando modifica la propria configurazione > (che come osservava 380° in passato, è semplicemente una parte della > programmazione differita rispetto alla compilazione del binario), in > funzione dell'input ricevuto, tale variazione è predeterminata. Cioè: la decisione è "computational activity" nella misura in cui un **processo** (programma in esecuzione sulla macchina) esegue un /branch/ [3] causato da un /conditional/ [4]... che è /stato programmato/. I /conditional/ sono sempre programmati da umani, anche se il processo di "compilazione" (in senso molto ampio) del binario è complesso (o /complicato/) come nel caso della programmazione statistica detta "machine learning". Quindi la decisione (to select as a course of action) è sì effettuata dal processo ma dipende da come è stato programmato _e_ dell'ambiente di esecuzione (configurazione, input... "perturbazioni varie" [5]). [...] > quand'anche un software fosse connesso ad una sorgente randomica in > grado di alterarne la configurazione per simulare una sorta di libero > arbitrio, la forma della configurazione stessa e la sua > interpretazione da parte del programma sarebbe comunque > predeterminato. Cioè: anche se /simulassimo/ una configurazione frutto di "libero arbitrio" (ammettiamo sia possibile con reti neurali e "machine learning"), il **processo** eseguirebbe solo e soltanto i branch _determinati_ dai conditionals inseriti nel programma. Sia i branch che i conditionals possono essere tantissimi, tanti da essere umanamente difficili anche solo da concepire, figuriamoci da (ri)calcolare, ma la loro natura è quella. > dunque "il digitale" non decide. MAI. Ma sì: il digitale decide Tutt'altra cosa è scegliere. > Siamo sempre noi che interpretiamo il suo output. > > Talvolta, in evidente stato confusionale, lo interpretiamo come > "decisione" > ma non lo è: la decisione è SOLO nostra e dobbiamo assumercene la piena > responsabilità, perché siamo noi ad interpretare l'output. "Signora mia, non sono io a scegliere di non accordarle XYZ: è il computer che lo ha deciso" In effetti ci sono tanti funzionari che hanno l'ordine di non scegliere ma di applicare le decisioni che escono dal computer. [...] > Il software determina completamente e precisamente ciò che > l'automatismo farà e ciò che non farà. Se con software intendi il **processo** allora sì, se con software intendi il programma allora no, perché l'ambiente di esecuzione *e* - se c'è - l'undefined behaviour [5] hanno una parte altrettanto rilevante nel determinare la decisione (uso questo termine apposta) dell'automatismo. [...] > Ogni artefatto può essere utile. > Ma a nessuno va attribuita alcuna dignità intrinseca. > > Per questo parlare di "intelligenza artificiale", "macchine cognitive" > (come fa Enrico Nardelli nel suo ottimo libro) o anche solo > "esseri tecnici" è pericolosamente alienante! Possiamo anche perdonarci a vicenda per l'uso improprio di certe definizioni, che come abbiam visto nel caso di "deciding" sono /multiformi/, ma per non farsi alienate è importante non fermarsi alle "etichette sulle scatole" ma aprirle queste benedette scatole, capire cosa c'è dentro, a cosa serve il contenuto, se ci piace, /come/ possiamo _usarlo_, ecc... Avere una mentalità hacker, insomma, a partire dalle etichette :-) [...] > Un software è un testo che può determinare il comportamento di una > macchina. > Niente di più. > > Devo poterlo smembrare e rimontare senza ritegno o rispetto. Bella questa: me la segno! [...] >> è una questione di scalabilità federata umani-macchine, non di completa >> leggibilità/controllo del programma, IMHO. > > La completa leggibilità del programma è condizione necessaria, non > sufficiente. Sì questo credo che sia il più grosso malinteso, talmente grosso che non ci permette di passare finalmente _oltre_; è da molti anni che osservo questo malinteso e non riesco a farmene una ragione. La mia personalissima /volgarizzazione/ del concetto espresso è: "Che ce ne frega a noi del codice sorgente tanto non lo capiamo... mica vorrete che impariamo tutti a programmare?!?" (ditemi che ho capito male, dai!) Sarebbe come dire che a noi non interessa la verificabilità della ricerca scientifica sulla fisica perché tanto "noi" non capiamo niente di fisica... mica vorrete che diventiamo tutti fisici?!? (Ci vuole un fisico bestiale) ...o peggio che non ci interessa la trasparenza del processo legislativo sulla pesca perché tanto "noi" non capiamo niente di pesca, mica vorrete che diventiamo tutti pescatori?!? É tutta roba da esperti, no? La verificabilità della ricerca sulla fisica sta alla scienza come il sorgente sta al software. La trasparenza del processo legislativo sta alla democrazia come il sorgente sta al software. La libertà sta alla scienza _esattamente_ come la libertà sta al software. Poi è chiaro che la verificabilità della ricerca scientifica non basta a non fare errori o quella del processo legislativo a non fare norme stupide: e allora?!? [...] >> "nessuna profilazione di default" sarebbe bello, ma, forse, molte >> persone lo troverebbero scomodo, proprio come trovano scomodo che il >> browser non abbia lo storico della navigazione in sessione anonima... > > Lo trovano scomodo perché il browser e il Web sono progettato per > farglielo > trovare scomodo. DEVONO trovare la privacy scomoda, anche quella poca > (pochissima) > fornita dalla navigazione anonima. Anche qui non riesco a farmene una ragione: Internet (non il web) non /prevede/ alcuna "navigazione anonima", ma non è così per /sua natura/... diciamo che a voler essere buoni è stato progettato male, senza MINIMAMENTE pensare alla privacy, a partire dal diritto all'anonimità. Ma quella è stata una /scelta/, non è inevitabile, specialmente oggi che la ricerca in questo ambito ha fatto molti passi avanti. E invece non solo la privacy è scomoda "by design" ma... «eh ma rifare tutto costa troppo, e chi paga?!?» :-O [...] saluti, 380° [1] «Choosing, Deciding & Doing» (18/11/2013» http://www.psy.vanderbilt.edu/courses/psy216/ChoosingDecidingDoing.htm [2] https://en.wikipedia.org/wiki/Joseph_Weizenbaum#Difference_between_Deciding_and_Choosing [3] https://en.wikipedia.org/wiki/Branch_(computer_science) che in alternativa può essere implementata attraverso la "branch predication", in funzione dell'architettura di computer usata: https://en.wikipedia.org/wiki/Predication_(computer_architecture) [4] https://en.wikipedia.org/wiki/Conditional_(computer_programming) [5] https://en.wikipedia.org/wiki/Undefined_behavior -- 380° (Giovanni Biscuolo public alter ego) «Noi, incompetenti come siamo, non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché» Disinformation flourishes because many people care deeply about injustice but very few check the facts. Ask me about <https://stallmansupport.org>.
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