From: Alessandro Brolpito <abrolp...@gmail.com>
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Subject: Re: [nexa] Oscurità digitale (alessandro marzocchi)
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Buongiorno,
Grazie per lo scambio, che trovo molto interessante.
Avrei un paio di domande, molto ampie:
1) esistono esempi di "modelli di business" sostenibili per il
mondo privato che garantisca un valore economico del "modello open" (che
non sia ad esclusivo carico della spesa pubblica/cittadini)?
Buonasera,
mi/ci piacerebbe avere tanti esempi virtuosi in merito, rispetto ai
"modelli di business" sostenibili, ma latitano.
se ho inteso la domanda, sintetizzo l'unica ipotesi che da un po' mi/ci
ronza in testa con:
- estendere il "modello FUSS" (scuola) al mondo privato
versione lunga:
recentemente ho partecipato a un convegno della CUB scuola di Torino e
sono rimasto colpito dai progressi fatti dal FUSS di Bolzano
https://fuss.bz.it/
per le scuole il discorso, certo non nuovo, è: invece di comprare nuovi
computer winoz, LIM con software chiuso che nessuno usa davvero o visori
META(v)verso con i soldi del PNRR... si possono risistemare macchine
"obsolete", piallarle, metterci una GNU/Linux base per navigazione ecc.;
e per applicazioni web complesse farle funzionare come terminali semplici
detto male ma potabile: un modello FLOSS esteso ad applicazioni web
necessita in questo caso di un server desktop (Debian, se dovessi
scegliere, o Ubuntu LTS) che fa girare le applicazioni centralmente,
SaaS o come si dice
in questo senso, FUSS per alcuni server si appoggia a quanto ho capito a
Continuity
https://scuolalibera.continuity.space/
l'aspetto interessante e facilmente riproducibile è che viene fornito
uno stack di applicazioni con il single sign-on (quindi simile a
Google/Microsoft per l'utente), per accedere a: Nexcloud, Libreoffice
online, Mail, Chameleo, Moodle, BBB, Jitsi.
per una scuola diciamo di mille utenti fra studenti e professori penso
ci voglia un minicluster (5 macchine Beowulf?), non una cosa
banalissima, ma alla portata di sistemisti decenti; di certo, così si
risparmia l'acquisto di macchine desktop superflue e presto obsolete, e
delle licenze software, oltre a evitare il lockin.
si potrebbe forse fare un ragionamento analogo per un privato.
un'azienda, un insieme di cooperative con qualche centinaio/migliaio di
dipendenti potrebbe ripristinare le macchine che già ha, passando al
FLOSS che è meno goloso di risorse, trasformarle in terminali
all'occorrenza, e investire in un'infrastruttura minicluster analoga per
coprire le sue necessità.
il costo vero è il passaggio da chiuso al FLOSS e dunque la formazione,
necessaria e, mi risulta, attualmente prossima allo zero o
sostanzialmente inutile quanto il vecchio ECDL. a medio termine però il
vantaggio anche economico ritengo sia dimostrabile. senz'altro si
risparmiano fin da subito TANTI click perché non c'è da chiudere le
finestre di winoz che si aprono da sole, animate da Cortana o dagli
assistenti "intelligenti" prossimi venturi :D
2) esistono esempi di bandi/linee guida per l'istruzione pubblica nei quali
"il modello open" e' indicato formalmente come un criterio di qualità,
distintivo per la scelta di risorse (libri, educational software, ect.) per
l'istruzione e la formazione (obbligatoria)?
sono ignorante di tecnoburocazia, ma immagino che già esistano
formalmente nei bandi criteri che prediligono FLOSS o quantomeno
software già sviluppati dalle PA,
ma per esperienza a Bruxelles, nelle università e nelle scuole in
Europa, nelle aziende... siccome "così fan tutti", e siccome dopo due
anni di pandemia Zoom, GoogleClassrom&C sono diventati "lo standard" de
facto, grazie anche ai consigli del governo, ogni proposta che sia
F/LOSS e dunque non rigidamente allineata alle "soluzioni" bigtech è
percepita come un handicap, un'inutile fatica. ed è piuttosto frustrante.
Grazie per ogni informazione a riguardo, Alessandro
mi accodo alla richiesta di info,
grazie
k.
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