Tu non "parli" mai con un foglio Excel? Io una volta mi sono accorto che avrei voluto impostare le cose in un modo nuovo, e stavo ricadendo invece nella solita prassi...
Voglio dire che:
1. Gli strumenti sono strumenti. Se ci trovi semantica, ...vuol dire che esiste anche una semantica diversa da quella che insisti a vedere tu (da trasmittente umano a ricevente umano; butti metà del significato dell'arte astratta; ti perdi la bellezza di un tramonto...; cerco solo di farmi capire: non c'è solo il messaggio interumano ben codificato); 2. Gli strumenti ti servono: una mela, vista come strumento di indagine scientifica, è servita a Newton (che di semantica ce ne ha letta anche troppo), mentre una mela uguale, ma non in caduta è servita molto diversamente a Guglielmo Tell; 3. Esistono anche le associazioni di idee (talvolta rivelatrici), dove la semantica ce la mette tutta il ricevente, e il trasmittente non sa nemmeno cosa ha detto di significativo, oppure ancor più banalmente ...non c'è.

Potrei andare avanti.
Il punto, molto secco, è che NON PUOI partire dalla TUA definizione delle cose, pensando che rappresenti tutto il mondo possibile.



Il 2026-05-11 14:24 Giacomo Tesio ha scritto:
Ciao Alfredo,

Il 11 Maggio 2026 10:07:17 UTC, abregni <[email protected]> ha scritto:

Il senso delle parole [...] è quello che capisce chi ascolta o legge

No.

Anzitutto tu leggi questa mail perché vuoi acquisire un'informazione, presente nella mia mente che io ho tentato di esprimere attraverso queste parole.

Se da questa casella email venissero sequenze di token privi di significato prodotti da una scimmia dotata di correttore ortografico, probabilmente non la leggeresti e molti si lamenterebbero della casella con gli amministratori di sistema.

In altri termini, ciò che cerci di ottenere da questo testo è il significato che io
ho cercato di esprimere.

Se la comunicazione ha successo, ovvero se le mie parole, interpretate dalla
(ovvero proiettate ed integrate nella) tua mente, riescono a riprodurre
un'esperienza di pensiero comunicabile analoga a quella che io intendevo esprimere, otteniamo una sincronizzazione (parziale e imperfetta) fra le nostre menti.

Se la comunicazione fallisce, l'esperienza soggettiva di pensiero comunicabile che le mie parole producono per la tua mente sarà molto diversa e del tutto scorrelata rispetto a quella che intendevo esprimere.


Tale fallimento avviene frequentemente, per ragioni riconducibili a due
categorie principali: una differenza molto elevata fra le esperienze
degli interlocutori entro cui il messaggio ricevuto viene integrato, oppure
assunzioni errate da parte del mittente sulle esperienze condivise con
il destinatario che rendono l'atto comunicativo inadatto a veicolare
l'informazione desiderata.


È però sempre il mittente che sceglie le parole affinché vengano interpretate dal destinatario. Dunque il significato del mesaggio potrebbe non essere affatto quello che un altro destinatario, ignaro delle esperienze condivise fra gli interlocutori interpreterebbe.

Una coppia di amici anni fa, trovando troppo banale e conformista dirsi "ti amo"
avevano iniziato a dirsi, invece, "ti odio".
Ed era effettivamente tenero, per noi che conoscevamo bene questa loro
convenzione, osservarli dirsi "ti odio" con occhi sorridenti e pieni di affetto. Così come era divertente osservare le reazioni di chi, invece, non li conosceva.

Il significato è l'informazione che il mittente cerca di esprimere.
Di conseguenza (e _solo_ come conseguenza) è l'informazione
che il destinatario cerca di ottenere interpretando il testo.

Ma il destinatario non interpreterebbe il testo se non fosse per sincronizzare (pur parzialmente ed in modo imperfetto) la propria mente con quella del mittente.


Per facilitare questa sincronizzazione abbiamo sviluppato lingue e linguaggi sempre più complessi e raffinati (inclusa la matematica), così da massimizzare
(almeno in determinati ambiti) l'efficacia della comunicazione.

E i messaggi espressi in determinati linguaggi (tipicamente quelli per cui siamo "madrelingua") ci danno l'impressione di avere un significato perfettamente
disambiguo ed intrinseco.
Ma è solo un'illusione derivata dalla consuetudine (e da ovvi bias cognitivi).


Giacomo

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