Ciao Alfredo, Il 11 Maggio 2026 10:07:17 UTC, abregni <[email protected]> ha scritto: > > Il senso delle parole [...] è quello che capisce chi ascolta o legge
No. Anzitutto tu leggi questa mail perché vuoi acquisire un'informazione, presente nella mia mente che io ho tentato di esprimere attraverso queste parole. Se da questa casella email venissero sequenze di token privi di significato prodotti da una scimmia dotata di correttore ortografico, probabilmente non la leggeresti e molti si lamenterebbero della casella con gli amministratori di sistema. In altri termini, ciò che cerci di ottenere da questo testo è il significato che io ho cercato di esprimere. Se la comunicazione ha successo, ovvero se le mie parole, interpretate dalla (ovvero proiettate ed integrate nella) tua mente, riescono a riprodurre un'esperienza di pensiero comunicabile analoga a quella che io intendevo esprimere, otteniamo una sincronizzazione (parziale e imperfetta) fra le nostre menti. Se la comunicazione fallisce, l'esperienza soggettiva di pensiero comunicabile che le mie parole producono per la tua mente sarà molto diversa e del tutto scorrelata rispetto a quella che intendevo esprimere. Tale fallimento avviene frequentemente, per ragioni riconducibili a due categorie principali: una differenza molto elevata fra le esperienze degli interlocutori entro cui il messaggio ricevuto viene integrato, oppure assunzioni errate da parte del mittente sulle esperienze condivise con il destinatario che rendono l'atto comunicativo inadatto a veicolare l'informazione desiderata. È però sempre il mittente che sceglie le parole affinché vengano interpretate dal destinatario. Dunque il significato del mesaggio potrebbe non essere affatto quello che un altro destinatario, ignaro delle esperienze condivise fra gli interlocutori interpreterebbe. Una coppia di amici anni fa, trovando troppo banale e conformista dirsi "ti amo" avevano iniziato a dirsi, invece, "ti odio". Ed era effettivamente tenero, per noi che conoscevamo bene questa loro convenzione, osservarli dirsi "ti odio" con occhi sorridenti e pieni di affetto. Così come era divertente osservare le reazioni di chi, invece, non li conosceva. Il significato è l'informazione che il mittente cerca di esprimere. Di conseguenza (e _solo_ come conseguenza) è l'informazione che il destinatario cerca di ottenere interpretando il testo. Ma il destinatario non interpreterebbe il testo se non fosse per sincronizzare (pur parzialmente ed in modo imperfetto) la propria mente con quella del mittente. Per facilitare questa sincronizzazione abbiamo sviluppato lingue e linguaggi sempre più complessi e raffinati (inclusa la matematica), così da massimizzare (almeno in determinati ambiti) l'efficacia della comunicazione. E i messaggi espressi in determinati linguaggi (tipicamente quelli per cui siamo "madrelingua") ci danno l'impressione di avere un significato perfettamente disambiguo ed intrinseco. Ma è solo un'illusione derivata dalla consuetudine (e da ovvi bias cognitivi). Giacomo
