Ritorno su questo tema.
In effetti, mi pare che Google-Android stia solo prendendo atto del fatto che 
ad Apple è consentito di condizionare l’accesso al proprio sistema operativo 
iOS impedendo il c.d. side loading con un sistema di registrazione obbligatoria 
degli sviluppatori e imponendo il  pagamento di una fee del 30% (forse 
ritoccato in tempi recenti) su quanto gli sviluppatori percepiscono dagli 
utilizzatori finali.
Come noto, c’è stato contenzioso, innescato da Epic negli USA (e non solo). 
Nell’aprile del 2023 la Corte di Appello del nono circuito (California) [1] ha 
deciso che Apple non aveva una posizione dominante e quindi che il side loading 
non era vietato; ciò perché il mercato rilevante non era quello del sistema 
operativo iOS, visto che questo non è offerto né in vendita né in licenza, ma 
il mercato dei giochi on line. La stessa Corte ha però dichiarato illecita la 
clausola c.d. anti-steering, anche essa imposta come condizione per l’uso di 
iOS, che impedisce allo sviluppatore di dare notizia che la app è disponibile 
anche al di fuori dell’AppStore; ciò perché in contrasto con le norme 
californiane sulla concorrenza sleale.
Sulla questione è intervenuta anche la Commissione UE sulla base del Digital 
Markets Act. Il comunicato del 25 aprile 2025 [2] mostra che l’organo europeo 
non ha neppur esaminato la possibilità che il divieto di side loading contrasti 
con l’antitrust europeo e con il DMA; si è solo occupata dell’anti-steering, 
ordinando ad Apple di eliminare la restrizione.
Difficilmente la nostra autorità garante della concorrenza (AGCM), che pure è 
abbastanza attiva ed attenta (almeno a mio giudizio), prenderà iniziative che 
vadano al di là del divieto di clausole anti-steering, cui del resto già ha 
pensato l’Europa: se il side loading non suscita obiezioni da Bruxelles, Roma 
difficilmente si muoverà.
Questa conclusione sicuramente lascia un senso di insoddisfazione, per le 
ragioni di cui ha detto Stefano Quintarelli rinviando a Keep Android 
Open<https://keepandroidopen.org/it/> (già Giacomo Tesio aveva manifestato il 
suo sconcerto con il post del 23 novembre in questa lista). La conclusione 
avrebbe tuttavia un senso, se iOS e l’Android di Google operassero su di un 
mercato e si trovassero in un rapporto di concorrenza con altri operatori.
Cercando di ragionare su questo punto, si può osservare che però sia A sia G 
operano all’interno dei loro ecosistemi; gli ecosistemi, a loro volta, non sono 
mercati e tantomeno mercati concorrenziali: non abbiamo vetture prodotte da 
Stellantis piuttosto che da General Motors fra cui l’utente sceglie. Il modello 
di business di chi gestisce un ecosistema è quello di creare uno spazio a 
cavallo tra molti mercati, su cui operano plurime imprese che offrono molti 
beni e servizi, per ottenere una percentuale (un cut) sui beni e servizi 
intermediati. Una volta entrato in un ecosistema, il più delle volte per 
effetto delle esternalità di rete, nel caso di Google anche per l’illusione che 
Android sia open, l’utente, lo sviluppatore e ogni altro operatore economico è 
assoggettato alle regole imposte dall’orchestratore dell’ecosistema; regole da 
lui accettate proprio per accedere a quel sistema operativo. Se non le segue 
viola il contratto che ha dovuto accettare.
Forse il punto è che le regole come l’antitrust e il DMA sono pensate sul 
presupposto che vi siano mercati in senso classico e sembrano inadatte di 
fronte ad un ecosistema e ad una Big Tech che lo amministra.
Non mi pare però che ci siano ragioni per ammainare bandiera. Intanto, perché 
ci sono le class action (Alistair Gray sul FT del 3 marzo riferisce della class 
action che sta per partire in Gran Bretagna contro Sony che esige una fee del 
30% su tutti i download dei videogiochi destinati alla Play Station 5); e 
perché riferisce sempre lo stesso giornalista che in ottobre 2025 il 
Competition Appeal Tribunal ha concluso che la fee del 30% imposta da Apple 
(quella di cui parliamo sopra, il profitto del divieto di side loading) 
costituisce abuso di posizione dominante (anche questa notizia dallo stesso 
articoletto; non ho ancor cercato la decisione e sarò grato a chi trovasse gli 
estremi).
Vi è anche un procedimento di fronte alla Corte di Giustizia contro Alphabet 
che potrebbe avere implicazioni interessanti: per il momento abbiamo solo le 
Conclusioni dell’Avv. Generale del 19 giugno 2025 [3].
Forse ci sono spazi per riaprire la questione, magari più con class action che 
AGCM. Che ne pensate?




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Da: nexa <[email protected]> Per conto di Damiano Verzulli
Inviato: domenica 1 marzo 2026 12:50
A: [email protected]
Oggetto: Re: [nexa] keep android open

Il 28/02/26 10:58 PM, Stefano Quintarelli via nexa ha scritto:
> https://keepandroidopen.org/it/<https://url.de.m.mimecastprotect.com/s/8QvBCZ8APNulq2yiys5SBX_2T?domain=keepandroidopen.org>
>
> forse qualche avvocato in lista puo' aiutare a preparare una
> segnalazione via pec da mandare ad AGCM ?

Perché AGCM dovrebbe poter/voler fare qualcosa in merito?

Sono serio....

Google --se capisco bene-- non fa altro che allinearsi a quello che
Apple gia' fa DA SEMPRE (con iOS). Perché, quindi, quello che fa Apple è
sempre andato bene... ed ora, quello che vuole fare Google, no?

D'altronde è ormai chiaro che, a livello di massime Istituzioni del
nostro Paese, affidarsi a servizi proprietari e chiusi di Apple e Google
è diventata una scelta deliberata, voluta e sancita [1].

Quindi --e, ripeto, sono serio-- perché ritenere possibile un utile
coinvolgimento di AGCM (o di altre autority)?

Personalmente ho scelto di metabolizzare il fatto che le classi
politiche passate, quella attuale, e quelle future... semplicemente non
hanno la capacità (...e, forse, la volonta') di intervenire in questo
senso (...perché altrimenti la soluzione sarebbe banale).

Un saluto,
DV


[1] mi riferisco all'AppIO, che nelle FAQ ufficiali -
https://ioapp.it/domande-frequenti#requisiti-minimi<https://url.de.m.mimecastprotect.com/s/J0omC160KPc3A5KtYtwSV9pzL?domain=ioapp.it>
 - alla voce
"Documenti su IO", riporta alla domanda:
[Q] "Quali sono i requisiti tecnici minimi per attivare Documenti su
IO?" la risposta:
[A] "Per garantire l’integrità del tuo dispositivo e dell’app, usiamo i
servizi messi a disposizione da Google ed Apple (per Android i servizi
Play Integrity API e Key Attestation, mentre per Apple il servizio
DeviceCheck).".
Una risposta che  i non addetti ai lavori devono leggere come: "Per
garantire l’integrità del tuo dispositivo e dell’app, usiamo i servizi
[proprietari] messi a disposizione da Google ed Apple [...che sono
disponibili solo sui dispositivi da loro "certificati"]"


--
Damiano Verzulli
e-mail: [email protected]<mailto:[email protected]>
---
possible?ok:while(!possible){open_mindedness++}
---
"...I realized that free software would not generate the kind of
income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able
to get a well paying job as a free software developer, but not
here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008
http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html<https://url.de.m.mimecastprotect.com/s/jUKgC28yLQu12OAtMuXS5Z-pW?domain=ole.kenic.or.ke>

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