Salve Alessandro e Nexa,

credo sia anzitutto importante ricordare che l'unico modo per vincere
una guerra è convincere l'avversario che ha già perso, che non ha più
senso continuare a combattere.

Poco importa se questo sia vero o meno, ovviamente.


On Wed, Sep 13, 2023 at 12:52:38PM +0200, alessandro marzocchi wrote:
> Non arrendersi è stato utile?
> Nella scuola si educa al SW libero? In argomento, quali progressi?
> Da utente inesperto non mi sono arreso, neppure ho visto progressi,
> tutt'altro.
> Non mi arrendo ma ... sarà utile?

Questa domanda (che si riaffaccia spesso nella mia mente) evidenzia
una tentazione molto forte, spesso tanto più forte quanto
più forti sono il controllo cognitivo esercitato sulle persone 
che ci circondano e la pressione che queste esercitano su coloro 
che ci stanno a cuore e che cerchiamo di proteggere.

E' utile questa fatica? E' utile la sofferenza che genera?

Sono certamente domande legittime.


Per rispondere in modo razionale bisogna anzitutto osservare che
l'utilità di una scelta non può quasi mai essere misurata in modo
oggettivo: andrebbe infatti confrontata con tutte le conseguenze 
di tutte le possibili opzioni alternative, tutte scartate e spesso
largamente ignote.

Ex-ante, effettuare una scelta utilitarista può costituire una scelta
razionale (rispetto alle modalità di scelta alternative, normativa,
randomica, istintuale...) solo quando si dispone di tutte le
informazioni necessarie a prevedere precisamente tutte le conseguenze di
tutte le possibili opzioni.

Il che riduce la razionalità dell'utilitarismo a contesti di breve
periodo o impatto limitato: che dentifricio comprare, che scarpe 
indossare oggi...


Partecipare consapevolmente ad una guerra in corso, non è dunque una 
scelta che possa essere razionalmente basata su una funzione di utilità:
l'alternativa (partecipare inconsapevolmente, come sconfitto) presuppone
la NON conoscenza della scelta stessa, figurarsi delle conseguenze.


Il fatto poi che la scelta utilitaristica sia logicamente coerente ed
applicata in modo corretto non deve trarre in inganno: l'irrazionalità
è a monte, nella scelta della modalità di decisione in assenza di
prevedibilità di lungo termine in un sistema caotico.


Laddove infatti non disponiamo di prevedibilità sufficiente da un punto
di vista individuale, potremmo più razionalmente tirare un dado per
annullare i nostri bias, o affidarci ad una scelta normativa basata su
un senso morale magari vago ma stratificato dall'esperienza collettiva.


D'altro canto, indipendentemente da quale sarà l'esito futuro della 
nostra resistenza, tale resistenza oggi preserva una flebile speranza
di umanità per le future generazioni. [1]


Se ci arrendessimo, diventando complici dell'oppressione dei nostri
figli, avrebbero definitivamente vinto.


E' dunque utile continuare a resistere?

Paradossalmente, indipendentemente dal nostro successo, sì. [2]
Se smettessimo, quella flebile speranza, oggi, sparirebbe.


Giacomo

[1]: https://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2023-September/051515.html

[2]: si pone poi un'altra domanda, molto più inquietante: se lo Stato 
     viola le proprie stesse Leggi pur di piegarsi e di piegare la 
     società sotto il dominio di GAFAM & friends, rendendo inefficaci
     la lotta politica civile e nonviolenta, che metodi di lotta resteranno? 

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