Il 23/05/22 02:33, Giuseppe Attardi ha scritto:
[...]
Sottolineo una sua osservazione, quando ha citato la decisione di alcune 
università di adottare GMail o simili come servizi di posta (che venne 
annunciata proprio a una precedente conferenza Garr a Roma III). Quella fu una 
scelta basata sulla semplicità e sulla riduzione dei costi, che consentiva ai 
rettori di ridurre l’impiego di tecnici informatici.
Massimo fa notare che la posta è un servizio relativamente semplice da 
realizzare e gestire (infatti in quella stessa conferenza il team 
dell’Università di Pisa spiegò come avevano realizzato e gestivano la posta di 
ateneo come servizio centralizzato, unificando i vari servizi di ciascun 
dipartimento.)
Ma aver abbandonato un servizio “semplice” ha prodotto come effetto secondario 
che non si è stati più in grado di realizzare servizi più complessi, come 
quelli che si usano oggi.
[...]

La conferenza citata era il "Workshop GARR 2014" dove fu dedicato un segmento intero proprio alla questione "Posta Elettronica".

Fece molto scalpore la presentazione di Flavio Ferlini, allora Digirente ICT dell'Universita' di Pavia, che snocciolo' aspetti tecnico/economici che lo portarono a migrare la posta di UniPavia a Google (anno 2014; 8 anni fa. In realta' UniPV al 2014 aveva gia' migrato: la migrazione inizio' nel ~2010).

È molto interessante (e, di nuovo, lo suggerisco a tutti) risentire --8 anni dopo-- i 45 minuti di domande/risposte che seguirono il panel:

=> DENTRO AL CAMPUS: ESPERIENZE E SFIDE NELLA GESTIONE DEL SERVIZIO MAIL - Discussione - Workshop GARR 2014, Roma
https://www.garr.tv/stream/5a9f0372d91c01001789897c?playlist=5aa2b0d3400ad4001b4aab1e

È interessante, per me, ascoltare le numerose voci di chi --8 anni fa-- aveva gia' le idee chiare sulle conseguenze di questo genere di decisioni. Di chi "anticipava" la "perdita di competenze". E di chi, d'altro canto, segnalava --8 anni fa-- la sostanziale impossibilita' di fronteggiare (nel contesto di quel tempo) tale processo di outsourcing extra-UE, data la scarsita' di risorse umane e tecnologiche.

Mi fa riflettere, inoltre, il fatto che nonostante in quella stanza (8 anni fa) c'erano _MOLTI_ che avevano le idee chiare.... (ed evidentemente non erano esattamente dei lucidascarpe da strada [senza offesa per i lucidascarpe]).... di fatto _NON_ è successo nulla. Anzi: se 8 anni fa, la decisione di Ferlini evidentemente faceva scalpore [e, quindi, fu target di un fuoco incrociato di domande, anche "taglienti"], oggi... non si stupisce piu' nessuno.

In realta', alcune cose sono accadute:

- Simone Spinelli (che, in UniPisa aveva messo in piedi l'altra infrastruttura, quella "open" e "self-hosted"), ed al quale proprio Ferlini chiese: "Scusa ma... tu, il Disaster Recovery, che la legge ci impone, come lo hai implementato?".... ha deciso di lasciare il nostro Paese. Da tempo lavora ad Amsterdan (...fortunatamente, per GÈANT; quindi l'abbiamo perso... ma non interamente);

- Ferlini è andato in pensione

- Anche l'Universita' di Modena e Reggio Emilia (altro talk nella sessione) è passata a Google

- UniParthenope (altro talk nella sessione; ai tempi con posta "self-hosted" e "open") è passata a Microsoft


Mi chiedo quale sara' lo scenario fra 8 anni...  e come fare, affinché 8 anni passino in modo piu' costruttivo (per me, che vivo di ICT)

Bye,
DV

--
Damiano Verzulli
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"...I realized that free software would not generate the kind of
income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able
to get a well paying job as a free software developer, but not
here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008
   http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html

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