Message: 1
Date: Tue, 12 May 2026 05:45:51 +0000
From: Giuseppe Attardi <[email protected]>
Subject: [nexa] Forma mentis
To: nexa <[email protected]>
Message-ID: <[email protected]>
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Un punto di vista diverso, da parte di Nello Cristianini, noto ricercatore di
Machine Learning:
https://www.repubblica.it/tecnologia/2026/05/12/news/nello_cristianini_libro_forma_mentis_ne_umani_ne_pappagalli_ma_un_altra_forma_di_intelligenza-425337273/
Buongiorno,
leggerò il libro, come ho letto gli altri di Cristianini;
le conclusioni dell'articoletto mi sembrano condivisibili, bello cercare
di aprire le scatole nere
d'altra parte, questa, come gli altri libri suoi che ho letto, a mio
avviso è filosofia, senz'altro non di tipo assiomatico né strettamente
logico, bensì speculativa al limite della fantascienza. Con il racconto
di tante storie ed esperienze. Nulla di male. Basta riconoscerlo.
Cristianini afferma che:
È questa la parte affascinante di questo momento scientifico: esiste uno spazio
di intelligenze possibili, ancora da esplorare. Le intelligenze artificiali di
oggi non sono pappagalli, ma non sono nemmeno simili alle menti umane: sono
qualcosa di diverso. Un tipo di mente aliena e primitiva, con una sua forma
diversa dalla nostra, non umana ma che possiamo studiare. Abbiamo appena aperto
una porta, ne troveremo presto delle altre.
Esiste? è una sua opinione. una doxa, in filosofia. lo dice lui. basata
su fatti scientifici? forse.
sul linguaggio, segnalo che "intelligence" in inglese significa anche
"spionaggio"; e che quando si cominciano ad affastellare aggettivi a un
sostantivo, è segno che il sostantivo non vuol poi dir molto
(intelligenza emotiva, artificiale... ma quindi di cosa si parla? non è
chiaro, non c'è accordo)
ma il punto cruciale è, mi pare, quello che è stato sollevato più volte
in varie forme:
la scienza, e la ricerca scientifica in particolare, sono
ideologicamente orientate. da sempre. gli scienziati accorti lo sanno e
non se lo nascondono. I filosofi della scienza lo ripetono da parecchio
(su tutti, Feyerabend). purtroppo la stragrande maggiornza degli
scienziati continua a pretendersi e raccontarsi come "pura"
(letteralmente, "passata attraverso il fuoco"). Invece gli scienziati,
in quanto esseri umani portatori di convinzioni, agiscono e ricercano in
base ad assunti filosofici, che ne siano coscienti (raramente) o meno
(troppo spesso).
"un tipo di mente aliena e primitiva" è un'affermazione davvero
fantascientifica. Aliena, altra, da un altrove; primitiva: si evolverà,
sottinteso. anche qui, benissimo. ipotesi. opinioni. riberberi
mitologici. sono tanti gli scienziati che riscoprono la filosofia, la
mitologia, la fantascienza speculativa. purtroppo però continuano a
dirsi "scienziati puri" e a trattare con disprezzo filosofia, mitologia
e fantascienza. E invece farebbero bene a studiare un pochino ciò che
disprezzano. Non è la prima volta che si scopre "l'Automa".
l'IA oggi egemone è una narrazione, e una narrazione pesantemente
ideologizzata nel senso deteriore del termine; non certo una tecnologia.
Quantomeno ci sono tante tecniche e tecnologie differenti che,
variamente ingegnerizzate e socializzate, vengono spacciate sotto
l'etichetta di "IA".
Questa narrazione ha a che fare con l'automazione, che già di per sé è
una categoria complessa, che confonde, poiché rimanda sia all'automata
sia al taumastos: "automatizo", cioè "fare di proprio impulso o
arbitrariamente". Cosa che per Aristotele è tipico degli enti naturali e
non degli artefatti: eppure gli automata sono artefatti che fanno di
proprio impulso, arbirtrariamente... da cui il "taumastos", ciò che
"meraviglia".
Ne abbiamo scritto con V. García in M. Guerri, Le parole della tecnica,
Einaudi, 2025, Automazione, pp. 39-55 (bozze:
https://cloud.eudema.net/s/bsbGPGJASLT82Zg )
Invece di concentrarsi come la peggior filosofia occidentale dualista
sugli "enti artificiali", suppostamente opposti agli "enti naturali", e
dunque sull'alterità, Cristianini potrebbe concentrarsi sulle affinità,
sui punti di contatto. Visto che ci ha a che fare tutti i giorni nella
sua ricerca, sarebbe interessante.
In ogni caso, può essere utile riprendere in mano "The Human Condition"
di Hannah Arendt (Vita Activa in italiano), in cui il pensiero (cap V,
l'Azione) viene declinato in un modo incompatibile con il programma di
ricerca dichiarato di "decifrare i pensieri delle macchine".
Personalmente sono più vicino a Simondon che ad Harendt (troppo
heideggeriana nei confronti della Tecnica che rimane una specie di
Gestell), però su un punto almeno vorrei convenire: le macchine NON
HANNO PENSIERI. Non ha senso affermarlo, e in ogni caso non ci aiuta.
Non perché l'umano sia detentore del pensiero come caratteristica sua
propria, ma perché le macchine sono diverse appunto gli umani, non
ragionano, non pensano. fanno altre cose. Cosa fanno insieme agli umani
che le hanno costruite? Come lo fanno? In che modo modificano gli umani,
e ne vengono modificate, cioè co-evolvono? Ci va bene questa co-evoluzione?
Questo è il punto.
visto che loro sono scienziati, invece di riprendere termini che hanno
altri significati, sarebbe opportuno ricorrere a termini puntuali e
adeguati. sì: è anche una questione di linguaggio. usiamo altre parole.
coniamo altre parole, cerchiamo un po' la chiarezza. smettiamo di usare
termini antropomorfici che servono solo a veicolare narrazioni tossiche.
"neuroni" (artificiali!!!) che "riconoscono concetti"! queste sono
opinioni a mio avviso scorrette: eppure poche righe prima si lamenta
dell'antropomorfizzazione. e allora, ancora: per favore, usiamo altre
parole, nuove, diverse.
a pensar male, vien da ipotizzare che questi scienziati che
improvvisamente pochi anni fa, dopo decenni nell'ombra e sottofinanziati
(nell'"inverno dell'IA..."), si sono trovati sulla ribalta, e con
finanziamenti stratosferici, e tirati per la giacchetta dai potenti e
dagli approfittatori di cui il mondo abbonda, abbiano un po' perso il
lume della ragione. e propongono più ricerca, più più più più e
ovviamente più e energia e più soldi. Per loro, per le loro ricerche.
Così potranno consigliare ai potenti come fare la guerra giusta con l'IA
giusta ed etica, visto che in ogni caso l'IA viene raccontata come
ineluttabile (ogni riferimento alla filosofa Maria Rosaria Taddeo è
voluta: non sono solo gli scienziati che filosofeggiano senza
dichiararlo a causare danni, ma forse peggio i filosofi che giustificano
l'ingiustificabile in nome dell'etica)
vorrei attirare l'attenzione su un'ipotesi: e se la meraviglia per
questi "automata" fosse talmente forte da obnubilare scienziati,
filosofi, "normali" cittadini, più di quanto non vogliamo ammettere?
Umani a bocca aperta ad ascoltare le favole dei "confezionatori di
testi" (e non solo)?
questo apre alla considerazione degli aspetti relazionali delle
tecnologie: se le tecnologie, come propone una tradizione di pensiero
estremamente minoritaria (Simondon, Sigaut...), sono sistemi per
affrontare, gestire, stabilizzare il comune destino, ovvero la morte
(termica dell'universo, ma anche di esseri con cui siamo in relazione,
oltre che personale), e sono la via d'elezione dell'ominizzazione perché
creano il mondo abitabile dagli umani, cosa dice questo accanimento
sull'IA sull'evoluzione delle specie coinvolte (umani, ma non solo)?
un umano con una bicicletta diventa ciclista. con un'automobile,
automobilista. con l'IA? esistono IA (narrazioni di IA) divergenti dal
modello iperindustriale, estrattivo e guerrafondaio attualmente egemone
(Palantir è fra i pochi a dichiararlo esplicitamente, ma gli altri
lavorano nella stessa identica direzione, IMHO)? Come potrebbero essere
messe in opera, eventualmente? Con quali limitazioni, auto-limitazioni
rispetto all'evidente assenza di ogni limite della "ricerca" attuale
(limitazioni energetiche, trasparenza e replicabilità
dell'infrastruttura, modelli gestionali, tracciabilità dei dati in
ingresso, ecc ecc)?
Queste sono domande innanzitutto filosofiche, e ce n'è particolarmente
bisogno oggi.
buona giornata
cm
— Beppe
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End of nexa Digest, Vol 205, Issue 43
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