Risponderò brevemente, per quello che riesco, al suo interessantissimo
contributo. Ma prima provo a qualificare il contesto. Io non sono un
ricercatore lanciato nell’agone accademico, ma, ahimè, un pensionato di 79
anni, con qualche esperienza informatica, che insieme a una banda di una
dozzina di altri pensionati con età media credo sui 74 anni, del tutto
digiuni di IA e appena appena familiari con il cloud, e una cara ex-collega
molto brava, ho messo su un corso e una serie di eventi sul tema
Intelligenza Artificiale. Questo  grazie allo SPI-CGIL, da volontario, in
quella magnifica struttura che è la Casa del Quartiere
<https://www.casadelquartiere.it/> di San Salvario a Torino. Un centro nato
dalla visione di poche geniali persone (io non sono tra queste, ma mi
avvalgo dei loro risultati) per fare socialità in uno dei quartieri più
difficili di Torino e per svolgere quelle funzioni a cui la Pubblica
Amministrazione e le forze politiche tradizionali spesso nei fatti abdicano.


Abbiamo fatto questa cosa, io e la mia ex-collega, con grandissima allegria
e anche, mi permetto di dire, con un certo successo
<https://www.labpopia.it/i-nostri-concerti> (AI Week, qualche biblioteca
anche fuori Torino, la Camera del Lavoro etc), aiutati, lo confesso, da
qualche accademico
<https://www.labpopia.it/sweet-home-san-salvario#h.xz26f63blju4> che sembra
apprezzare l’idea e che a me personalmente ha dato molto. Mi sembra che
tutto questo sia stato fatto esattamente con la letizia del dilettantismo,
concetto che ho assai apprezzato nell’articolo di Carlo Milani da lei
citato, e che ho trovato risuonare molto nelle mie corde. Io ho esitato
molto a pubblicare il mio contributo su Nexa, proprio perché mi sento un
dilettante (allegro)  di fronte a tanta scienza (seria). Sono stato
ripreso, e giustamente, perché con allegro dilettantismo ho usato un
termine al posto di un altro, ma ho prontamente modificato il mio documento
riconoscendo la grave superficialità e ringraziando chi ha dottamente
elencato motivi e differenze (che conoscevo ma che avevo trascurato).
Verificando però che, alla fine, il senso non cambiava perchè ci si era
espressi a un livello di astrazione tale in cui non poteva cambiare la
dominante semantica del vettore. Pazienza se la cosa non è stata notata.


Vedo che ha dato un’occhiata al sito, e questo mi onora: avrà notato che
l’idea generale è quella di aumentare la consapevolezza di uso, aprendo il
cofano <https://www.labpopia.it/sweet-home-san-salvario#h.swz8yrbr2w9j>
della IA (siamo convinti che tutto possa essere spiegato), di una categoria
di persone talvolta fragile: Ci siamo anche inventati la metafora
della Chiromante
Stocastica
<https://www.labpopia.it/come-si-usa/uso-consapevole#h.9igg9c1ilsvn>,
evoluzione del ben noto pappagallo, e che forse la dottoressa Tafani
potrebbe apprezzare. Certo, il sito si presenta come un accozzaglia di una
70-ina di documenti stesi con dilettantistica allegria, ma alla fine
pensiamo che il Juke Box
<https://www.labpopia.it/sweet-home-san-salvario#h.1pb8tatv54df> utilmente
metta la toppa su molti difetti.  I nostri allievi sono così contenti del
lavoro fatto collettivamente, che spontaneamente si radunano periodicamente
al bar per discutere magari su cosa sia l’entropia, o che relazione ci sia
tra Shannon, Leopardi e Borges, e non le nascondo che io vado fierissimo di
questo risultato perché lo considero utile, anzi utilissimo, molto più dei
driver per i sistemi operativi Olivetti che ho progettato da giovane. Gli
insegniamo che usare il linguaggio naturale non significa parlare con uno
psichiatra, un medico o un amico, ma piuttosto con una chiromante che li
compiace sempre per estirpare loro informazioni. E gli spieghiamo che il
rimedio è molto semplice, è quello della nonna che raccomandava alla nipote
adoloscente di non parlare dei fatti personali o di famiglia con gli
estranei, oppure quello della saggezza popolare, dei proverbi: ‘il culo e
le palanche non si fanno mai vedere’ dicono ad esempio a Genova.

Ora il problema è questo: lei crede che saremmo riusciti a realizzare tutto
ciò senza Google Sites, Cloud etc (usiamo però anche Canva)? Da giovane
c’era il Vietnam, e le lascio immaginare per quale parte battesse il mio
cuore. Torniamo per un momento nella giungla vietnamita, e supponiamo che
un Charlie trovi per terra un fucile M16. Dovrebbe rinunciare al suo uso
perché prodotto negli USA, o è meglio che impari ad usarlo consapevolmente
per raggiungere il suo obiettivo politico?


Mentre da giovane contribuivo, con tutti i miei limiti, allo sviluppo degli
OS Olivetti (con il mio maestro Sandro Osnaghi) nasceva Internet e si
discuteva molto di protocolli, architetture client server e sistemi di
sviluppo software. Eravamo tutti entusiasti e sulla base del nostro
orientamento politico, eravamo tutti convinti di aver trovato il modo, tra
software libero, architetture P2P e Pirate Bay, di aver trovato la ricetta
di un mondo migliore. Amaramente il software libero e l’architettura che
dovevano consentire accesso e controllo a tutti sono stati tra gli
strumenti con cui le Big Tech si sono impossessate del mondo, mentre i
protocolli P2P di Pirate Bay sono serviti a fare criptovalute. Io sono
giunto all’amara conclusione (del tutto personale ovviamente) che il free
software e l'architettura di Internet siano figli di una casta di utopici
intellettuali che li hanno pensati in funzione dei loro profili sociali e
delle  esigenze di sviluppo dei loro prodotti e delle loro forme di
comunicazione. Una volta esportati nel mondo della gente normale, usciti
dall'ambiente protetto della casta accademica, queste invenzioni hanno
prodotto il più grande accumulo di capitale e potere della storia
dell'umanità e stanno minacciando seriamente la democrazia. E’ stato
commesso il più grande degli errori progettuali, la raccolta sbagliata dei
requisiti utente, grazie a una concezione profondamente auto-referenziale
su cosa sia l'umanità. Questi signori sono vissuti in un mondo in cui la
cosa più importante erano le citazioni, e non il trovare da mangiare, e
questo li ha fatto vigorosamente deragliare dal binario del bene
collettivo. Hanno guardato il dito e non hanno visto la luna. E' già
successo con la ricerca di base in fisica, capita di nuovo con
l'informazione: forse peggio, perché non c'è il botto di una bomba come
efficace e persuasivo avvertimento.



E io dovrei sentirmi colpevole perché insegno ai pensionati a costruire
siti con Google Site?


Il giorno dom 5 lug 2026 alle ore 13:19 karlessi via nexa <
[email protected]> ha scritto:

>
> Buongiorno,
>
> ho letto con interesse il preprint del testo di D. Tafani (grazie per la
> condivisione) e le critiche espresse da F. Marra (grazie per lo sforzo
> di sintesi)
>
> alcune considerazioni
>
> # scientificità e no
>
> nel documento
>
> https://docs.google.com/document/d/1FHsD4ejt9nJbIBT4wEHhUz7dH2ifcGWa7SCSwRAIXXo/edit?tab=t.0
> paragrafo 2.
>
> "Un altro limite [TAGLIO] è l'assenza di un metodo comparativo rigoroso.
> [TAGLIO] non è scientificamente sufficiente."
>
> la Scienza è una forma di Narrazione sofisticata, a livello pubblico e
> comunicativo senz'altro. Le scienze, e le ricerche scientifiche, sono
> sempre ideologicamente e/o filosoficamente orientate, soprattutto quando
> si dichiarano neutre, neutrali, ed esclusivamente "scientifiche". A me
> piace Feyerabend, una mia brevissima riflessione in merito
>
> https://centroriformastato.it/la-letizia-del-dilettantismo-avvocature-e-tecnologie/
>
> Ne deriva che in ogni proposta "scientifica" è insito un presupposto
> ideologico/filosofico, non di rado inconfessato o addirittura inconscio.
> Nel caso della critica di F. Marra, ad esempio "dobbiamo chiederci se il
> sistema umano, con le stesse risorse investite, otterrebbe risultati
> superiori o se l'IA rappresenti un miglioramento (anche se imperfetto)
> di un sistema pre-esistente già in crisi"
>
> il presupposto è la necessità di miglioramento. Cosa significa
> miglioramento? Questione non retorica. I lungotermisti ritengono che sia
> "meglio" sterminare qualche miliardo di umani e altre forme di vita per
> garantire la sopravvivenza a lungo termine della specie umana. Es.
> (questi sono i "moderati...")
> https://www.centreforeffectivealtruism.org/longtermism Ci credono
> davvero? Non saprei, in ogni caso non vedo la differenza con narrative
> escatologiche più esplicitamente religiose (chiliasti vari). Ci
> interessa perché molti dei megamiliardari che spingono la narrativa IA
> attuale esprimono posizioni lungotermiste. Peter Thiel (che con la
> narrativa IA guadagna un sacco di soldi facendo controllare, monitorare
> ed eventualmente ammazzare un sacco di gente, perlopiù poveri e
> non-bianchi, grazie a Palantir) ci aggiunge molte altre altre posizioni
> ultra-reazionarie: i maschi bianchi (specialmente sudafricani eredi del
> razzistissimo apartheid) sono minacciati! con Musk, Andreeseen, Levchin,
> Sacks, Botha, ecc.  si intendono alla grande dai tempi della PayPal
> mafia e ora sono ai vertici della catena di comando USA, vedi
> https://observer.com/2025/10/paypal-cofounders-today/ (PayPal: un
> progetto POLITICO ispirato alle teorie di "von" Hayek). una delle
> posizioni di Musk (mito del genio, appunto): i maschi bianchi hanno il
> dovere morale di riprodursi ingravidando femmine "geneticamente
> perfette" alla ricerca della "razza perfetta" (eugenetismo di stampo
> nazista); e contemporaneamente, aggiungerebbe Thiel, il dovere di
> sterminare chi li minaccia (i non bianchi, le donne, i poveri), per
> evitare l'avvento dell'Anticristo, ecc ecc. (immagino l'abbia ripetuto
> anche recentemente a Roma, ospite della fondazione Gioberti)
>
> scientifico? per nulla. ma queste ideologie stanno dietro all'IA oggi.
> magari Altman (lungotermista dichiarato) e Amodei possono passare per
> liberali: ma è marketing; e solo a confronto di Musk e Thiel...
>
> c'è un sottile crinale fra "ciascuno si faccia la sua idea,
> democraticamente, ma scientificamente" ed "esploriamo le narrazioni
> tossiche da un punto di vista dichiarato"
>
> a me pare che il libro di D. Tafani si muova sulla seconda traccia.
> L'assunto è chiaro: l'IA è un progetto reazionario, propala dei miti
> spacciandoli per verità "scientifiche" e fatti inconfutabili.
> (preferisco narrazioni a miti; troppo lungo da spiegare perché: rimando
> a M. Detienne, Noi e i greci, Cortina, 2007)
>
> non è scientifico? forse no, se scientifico è ciò che avviene in un
> laboratorio finanziato da una multinazionale e sottoposto da rigidi
> protocolli di non divulgazione... per poi saltar fuori che "Mythos" (un
> mito!!!) è troppo pericoloso e quindi non si può rivelare. Parola di
> Anthropic!
>
> ma è proprio questa "non scientificità", se vogliamo chiamarla così, la
> forza di un'analisi del genere.
>
> ognuno dei dieci miti individuati e raccontati da D. Tafani potrebbe
> fungere da base per formazioni sulla narrativa dell'IA. riconoscere il
> ricorso a questi miti nella propria esperienza quotidiana, in
> particolare da parte dei media e delle figure di riferimento (politici,
> dirigenti, insegnanti, genitori...) sarebbe utile per aumentare la
> consapevolezza di grandi e piccini, e quindi la possibilità di agire
> diversamente.
>
> # free != open
>
> le parole sono cruciali. non per i vettori di compressione delle pretese
> IA, ma per gli umani sì. oltre vent'anni fa scrivemmo un libretto in
> merito, nella sostanza rimane valido, mutatis mutandis, mi pare:
> https://www.eleuthera.it/scheda_libro.php?idlib=186 negli
> approfondimenti è disponibile il libro intero, licenza BY-NC-SA (non è
> "libera" secondo la FSF... francamente sarei per il no copyright, cmq
> non condivido la libertà di commercio sul lavoro altrui, perciò se chi
> ne sa di più può spiegarmi, grazie!)
>
> # metafore
>
> abbiamo bisogno di metafore per comprendere, e comprenderci; ma le
> metafore rimangono metafore
>
> l'IA è una metafora, ed è una metafora tossica. Chi lavora nel settore
> di "automazioni meravigliose" non parla mai di IA (se non con i
> giornalisti, o per scrivere libri di filosofia, o di divulgazione, ma
> "da scienziato" e quindi... inconfutabili??? Cristianini è fra questi,
> purtroppo), ma di LLM, CNN, vettori, transformer, ecc ecc (e spesso pure
> queste sigle sono metafore!). Catene di metafore fanno allegorie.
>
> # mezzi e fini
>
> i mezzi dovrebbero giustificare i fini, non l'opposto
>
> D. Tafani pubblica su zenodo.org , finché il CERN esisterà sarà
> garantito l'accesso, dai server del CERN in Svizzera. non è una scelta
> neutra: nessuna scelta tecnica lo è: è una scelta di campo, politica.
>
> F. Marra pubblica su Google. finché Google permetterà a quel documento
> di essere diffuso dai suoi server negli USA, sarà disponibile. lo stesso
> vale per Google Sites. e tanto più per NotebookLM, prodotto di Google.
> non sono scelte neutre: nessuna scelta tecnica lo è: è una scelta di
> campo, politica.
>
> siccome il progetto https://www.labpopia.it mi pare molto interessante,
> per riallineare mezzi e fini, suggerisco di passare a una piattaforma
> free software con server basati in Europa e alimentati con energia
> rinnovabile. ciò che non si può fare così IMHO non va fatto. sì, è più
> comodo usare Google: ma non è eticamente coerente con i fini dichiarati
> dal progetto.
>
> sono personalmente contrario ai divieti.
>
> ma, al livello di intossicazione attuale, purtroppo, mi pare che solo
> una legge che vieti tutte le BigTech possa portare effetti concreti
> immediati. come vietare il fumo nei locali pubblici... frattanto, le
> persone si comportano in maniera irresponsabile, e illegale. nei
> progetti europei si continuano a usare Google Microsoft ecc in barba a
> GDPR e dintorni, come nelle pubbliche amministrazioni, scuole e
> università: eppure le leggi ci sono.
>
> # tecnica e potere: disclaimer di posizione personale
>
> La tecnica è fonte di potere. La maniera più semplice per creare potere
> passa attraverso l'invenzione di tecniche e la messa a punto di
> tecnologie appropriate, altrettanti interventi per gestire,
> stabilizzare, condividere, mitigare e allontanare il comune destino,
> ovvero la morte: morte individuale, morte collettiva di determinati
> sistemi sociali, morte di persone e animali a noi cari, morte termica
> dell'universo.
>
> Prima di servire per fare meno fatica, prima di fungere da servi e
> schiavi degli umani, tecniche e tecnologie sono focus di attenzione
> condivisa, catalizzatori evolutivi, fonti di meraviglia. (metastabilità,
> metaxu, action outillée: cf. G. Simondon; F. Sigaut)
>
> Tecniche e tecnologie non sono tutte uguali; al contrario, sono tutte
> diverse. Ma vi sono due grandi stirpi, che promuovono diversi retaggi:
> tecniche/tecnologie del dominio (come l'IA attuale); tecniche/tecnologie
> conviviali. Le prime sono le più diffuse, in costante proliferazione.
> Queste tecniche e tecnologie sequestrano la capacità diffusa di influire
> e determinare le norme sociali a favore di ristretti gruppi sociali e
> masse di individui organizzati in gerarchie fisse. Dall'altra parte vi
> sono tecniche e tecnologie conviviali, inventate e messe a punto per
> diffondere il potere il più possibile presso il più gran numero, in modo
> che ogni essere umano possa influire e determinare le norme sociali.
>
> nella pratica, le cose non sono nette, certo. sono mescolate. a noi
> decidere cosa e come evolvere.
>
> buona giornata
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