L'Anticristo, per Thiel, è l'inganno che attenta alla libertà, nascondendosi 
dietro l'apparenza di buoni propositi umanitari, ambientalisti, 
transnazionalisti e liberal-democratici. È il Male (anti-capitalismo) 
travestito da Bene (diritti, uguaglianza, pace, ecc). Non è più Marx: è Greta 
Thunberg. Se si fermasse a questo livello, però, Thiel rimarrebbe nell'ambito 
dello scontato odio della destra americana per il calderone di sinistra 
liberal, woke e socialistoide. Invece il miliardario, che si arricchisce 
creando e vendendo algoritmi predittivi sulla base della raccolta di dati, va 
più in là, ragionando sul ruolo della Tecnica nell'epoca dell'intelligenza 
artificiale. Avendo invaso qualsiasi campo – dagli armamenti alle fabbriche, 
dalla domotica alla stessa biologia umana – quest'ultima pone un rischio 
esistenziale per l'uomo. Il terrore che suscita può indurre a desiderare più 
Stato, e la potenza che proietta sulla Rete globale può portare a un moloch 
mondiale, un G
 rande Fratello orwelliano (dietro cui si intuisce la fisionomia della Cina 
rivale strategica degli Stati Uniti, sebbene a fornire un ideale esempio da 
laboratorio sia, in questo senso, una città-Stato ammirata dai liberisti di 
ogni latitudine: Singapore). Contro questa minaccia apocalittica, Thiel estrae 
dalla manica il concetto di katechon, di cui parla san Paolo per indicare la 
forza che frena e dilaziona il regno delle tenebre. Bisogna catechizzare i 
gruppi dirigenti, come cerca di fare lui concionando davanti a pubblici 
selezionati (o come, sul piano formativo e promozionale, fa il ceo di Palantir, 
Alex Karp, altro nerd che se la crede tantissimo, che ha messo in piedi a New 
York una scuola per giovani che vogliano studiare come contrastare l'egemonia 
della sinistra). Perché lo scontro, secondo Thiel, non è fra popolo ed élite: è 
tutto interno all'élite – e, bisogna dire, in questo specifico  punto non ha 
tutti i torti, anzi.

Dov'è che tutta questa elucubrazione si sgonfia? Nella palese, sfacciata, 
ridicola contraddizione di uno che predica l'anti-totalitarismo essendo tra i 
maggiori beneficiari del medesimo totalitarismo, visto e considerato che 
fattura dollari a palate con la tecnologia letteralmente più disumanizzante che 
la Storia abbia conosciuto, quell'IA generativa che sta già espellendo l'essere 
umano per sostituirlo con le macchine. L'Anticristo, se proprio vogliamo usare 
il linguaggio biblico, è lui, e chi come lui scioglie inni a una “libertà” che, 
grattata la superficie retorica, è la solita, vecchia, stravecchia, infame 
libertà dei più ricchi di arricchirsi a dismisura, dei capitalisti da sempre 
ansiosi di eternizzare il surplus in rendita, dei lobbisti di sé stessi a 
caccia di relazioni privilegiate. Con la differenza, nel caso dell'Antichrist 
Superstar, che la pozione lisergica non ha più l'etichetta del “mercato” e in 
sovrimpressione la dicitura “valori tradizionali”,
  come per il neo-liberista reaganiano o thatcheriano, ma è imbevuta di un 
aperto darwinismo sociale (i più forti, nella giungla economica, hanno diritto 
a dominare) e di esalazioni apocalittiche, millenariste, manichee il cui 
aspetto veramente inquietante è che il primo a crederci, a occhio, è proprio 
lui, Thiel. Che è lo stesso Thiel che si è comprato un pezzo di Nuova Zelanda 
per costruirci un rifugio, a metà fra l'eden e il bunker, con tutto ciò che 
potrebbe servire a sopravvivere nell'eventualità di una catastrofe climatica o 
atomica. Un personaggio oggettivamente grottesco. Pertanto da non sovrastimare 
né sottovalutare, ma da prendere per quel che è: un appartenente a quella genìa 
di lucidi mitomani che ogni tanto saltano fuori auto-investendosi della 
missione di salvare il mondo. Mentre, di regola, è il mondo che deve salvarsi 
da loro.

https://www.ariannaeditrice.it/articoli/peter-thiel-l-antichrist-superstar-di-cui-faremmo-a-meno

A.

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