Cara Silvia,

On Mon, 16 Mar 2026 19:01:46 +0100 Silvia Crafa wrote:

> mentre le riflessioni sui problemi cominciano ad essere ben
> organizzate, 

in tutta onestà la mia personale percezione è che ci sia in realtà molta
confusione fra i critici delle "intelligenze artificiali".

La radice di tale confusione è la scarsa (nulla?) comprensione del loro
funzionamento e del processo di compilazione dei dati sorgente con cui
vengono realizzati questi software.

A questa lacuna sopperiscono le narrazioni del marketing.
Giusto oggi, parlando con un collega che mi raccontava i suoi
esperimenti con alcuni "coding agent", mi sono sentito dire "devi
considerarli come uno sviluppatore junior, molto tonto, con cui fai
pair programming". Alla mia risposta, piuttosto contrariata: "non
considererei mai un archivio compresso con perdita come una persona",
lui mi ha risposto "beh... in effetti considerarlo un archivio
compresso con perdita del codice altrui spiega bene il suo
comportamento!".


Anche le critiche più illuminate delle "IA" (citavi "bias, correlazioni
probabilistiche, estrusori di stringhe, neoliberismo, sistemi di
sorveglianza, processi di industrializzazione") si concentrano sul
software come entità a sé stante, dimenticando chi lo realizza,
pubblica e amministra.

Ai manager che dicono "Claude sta democratizzando la programmazione" io
rispondo sempre: "No, Anthropic vi sta spacciando il codice dei vostri
competitor esattamente come a loro spaccia il vostro! E mentre si
prende i vostri soldi e il vostro codice, usa i feedback degli
sviluppatori che pagate voi per migliorare la prossima versione
dei SUOI prodotti."

Ti assicuro che dopo non mi danno del luddista. ;-)

Il software programmato statisticamente o meno non è mai un soggetto
autonomo, solo un agente automatico. Come tale, bisognerebbe SEMPRE
considerarlo un'estensione, un'espressione della volontà e degli
interessi di chi lo realizza ed amministra.


> non è lo stesso per parlare di "una visione del mondo nella quale la
> tecnologia serve a migliorare la vita della collettività". La
> comunità ha certamente già molte analisi (e opzioni tecniche) su
> questo, ma mancano parole o narrazioni che le catalizzino.

Personalmente parlo di "cibernetica democratica". [1]

Purtroppo sono parole difficili e fuori moda. [2]
Tuttavia forniscono un modello concettuale (la cibernetica) e ideale
(la democrazia) che possono integrarsi molto bene fra loro.


Distinguendo agenti autonomi (gli esseri umani e le loro
organizzazioni) e agenti automatici (qualsiasi software),
è possibile analizzare processi come l'alienazione cibernetica,
identificare i centri di controllo di qualsiasi agente cibernetico
automatico, misurarne in modo oggettivo l'influenza su un sistema e la
pericolosità (analizzandone sensori, attuatori e capacità di calcolo),
studiare le organizzazioni cibernetiche e prevederne l'evoluzione e
perfino valutare la democraticità di tali organizzazioni, misurando
sia l'influenza che i diversi esseri umani che vi partecipano hanno
sulla loro evoluzione, sia l'allineamento fra gli obiettivi dichiarati
dalle organizzazioni stesse e il loro funzionamento.


Noi al momento viviamo in una società cibernetica plutocratica [3]
non democratica.


Come funziona una società cibernetica democratica?


Beh, ci sono molte qualità che una società (o un'organizzazione)
cibernetica deve avere per essere democratica: minimizzare
l'alienazione cibernetica, massimizzare l'autonomia umana, massimizzare
la trasparenza degli agenti cibernetici automatici e garantire una
definizione collettiva del sistema cibernetico nel suo complesso.

In una società cibernetica democratica non c'è spazio per sistemi di
sorveglianza e manipolazione come Google o Facebook.
Ma è più interessante osservare che nessun cittadino cibernetico di
tale società considererebbe utili i LLM (se non forse, in locale, per i
personaggi non giocanti all'interno dei videogiochi, quali generatori
di lorem ipsum a tema).


Ma poiché in una democrazia la Scuola è più importante del Parlamento, 
sarebbe bello chiederlo a dei ragazzi come si immaginano una
organizzazione cibernetica democratica.

Come funzionerebbero gli strumenti di tale organizzazione? [4]
Quali strumenti (o funzionamenti?) sarebbero invece vietati?


Giacomo

[1] vedi slide e video (già postati altri volte, mi scuserete)
https://encrypted.tesio.it/2022/04/03/Fondamenti_di_CyberSecurity_slides.html
https://encrypted.tesio.it/2022/04/22/Fondamenti_di_CyberSecurity.html

[2] nel 2022 tenni quel corso ad alcuni dirigenti della CGIL. 
    A distanza di 4 anni, il sito della CGIL è ancora sorvegliato
    da Google, Amazon e altri, dimostrando di non aver compreso
    lontanamente la gravità della questione
    https://www.cgil.it/la-cgil/informativa-cookies-y6b6uso5

[3] con la fondamentale differenza che, contrariamente ai capitali
    finanziari che presentano ritorni decrescenti, l'accumulo di dati
    fornisce ritorni a crescita esponenziale: un nuovo euro per
    Zuckerberg ha un valore d'uso incrementale ridicolo e non cambia la
    distanza fra il nostro patrimonio e il suo, mentre un nuovo bit
    duplica il valore d'uso dei dati di cui già dispone, duplicando la
    distanza fra il suo potere e il nostro. Per questo concentrarsi su
    un modello economico della società è inefficace persino per
    descrivere le esorbitanti e crescenti disuguaglianze economiche
    del mondo moderno. Per questo, i miliardari più ricchi (e i governi
    più pericolosi) sono quelli che non ragionano già più in termini
    economici, ma in termini cibernetici.

[4] una volta definite caratteristiche presenti ed assenti in tali
    software sarebbe forse illuminante notare come tali caratteristiche
    mancano nei software commerciali che usano quotidianamente e sono
    invece presenti in alcuni software liberi meno noti

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