L'errore di fondo di questa e delle precedenti discussioni è confondere il 
bilinguismo con la doppia denominazione dei toponimi. Sono due piani diversi e 
non hanno necessariamente correlazione

- Un toponimo ha quasi sempre almeno due nomi, uno stabilito dall'autorità 
(dunque certo e principale), e l'altro nell'idioma locale (lingua o dialetto 
non ha importanza).

- Una certa porzione di territorio, piccola o grande che sia, può essere 
riconosciuta meritevole o meno di tutela dal punto di vista linguistico, ma ciò 
non influisce sull'esistenza della variante linguistica del toponimo, che 
continuerà a esistere finché rimane nell'uso.

Questi due piani non devono essere confusi: è cioè sbagliato dire che siccome 
c'è il bilinguismo, allora i toponimi devono contenere entrambe le 
denominazioni.


Non ha importanza il livello più o meno ampio di tutela della minoranza 
linguistica (insegnamento scolastico, cartelli stradali, uso della lingua negli 
atti ecc. ecc.) se non si spinge anche a modificare il toponimo; esiste un 
procedimento specifico, imposto dalla Costituzione e dagli Statuti Speciali, 
che appunto prescinde dal livello di tutela.


Per esempio, in Valle d'Aosta, regione bilingue riconosciuta a livello 
costituzionale, le denominazioni ufficiali dei toponimi non sono bilingui (pur 
esistendo i nomi italiani), perché così si è stabilito quando sono stati 
cambiati i nomi dei comuni nel 1946 (ora la denominazione è quasi sempre quella 
francese, tranne Aosta che rimane in italiano; l'unico caso bilingue è la 
località di Breuil-Cervinia).

La provincia di Bolzano è parimenti costituzionalmente bilingue ma qui si è 
imposto che i toponimi dovessero avere la doppia denominazione (art. 8 dello 
Statuto: Le Province hanno la potestà di emanare norme legislative nelle 
seguenti materie: 2) toponomastica, fermo restando l’obbligo della bilinguità 
nel territorio della Provincia di Bolzano

Nelle altre regioni con minoranze linguistiche la legge ha stabilito delle 
forme di tutela, compresa l'adozione delle forme locali dei toponimi, ma non si 
è intervenuto a disciplinare i nomi istituzionali delle località, che rimangono 
quelle preesistenti.


Il procedimento di modifica delle denominazioni, per le regioni a statuto 
ordinario, è previsto (con la riforma del titolo V - in precedenza si 
interveniva con legge statale) dall'art. 133 della Costituzione: La Regione, 
sentite le popolazioni interessate, può con sue leggi istituire nel proprio 
territorio nuovi comuni e modificare le loro circoscrizioni e denominazioni.

Gli statuti speciali avevano già la stessa regola, dunque adesso sono 
parificati alle regioni ordinarie(identico l'art. 45 Statuto Sardegna: La 
Regione, sentite le popolazioni interessate, può con legge istituire nel 
proprio territorio nuovi comuni e modificare le loro circoscrizioni e 
denominazioni.)


Da questo punto di vista la provincia di Bolzano è meno tutelata perché 
vincolata: non potrà ad esempio stabilire toponimi solo in tedesco o solo in 
italiano, mentre le altre regioni non hanno questo vincolo.

Se in Sardegna, nel caso specifico (ma anche in Piemonte o nelle Marche), si 
volessero cambiare i nomi dei comuni sostituendoli con quelli della lingua 
locale (o prevedendo la doppia denominazione), nessuno lo impedirebbe. Del 
resto ci sono già toponimi totalmente o parzialmente non italiani: quelli 
francesi della Val d'Aosta e del Piemonte, quelli sardi che non differiscono 
dal nome ufficiale, ma anche Giardini-Naxos e Vibo Valentia.


Quindi se volete i nomi in sardo, non cambiateli Google Maps o Osm, cambiateli 
davvero !






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Da: Paolo Monegato <gato.selvad...@gmail.com>
Inviato: domenica 14 agosto 2016 12.17
A: talk-it@openstreetmap.org
Oggetto: Re: [Talk-it] [english 100%] Re: Edit war Sardegna

Il 13/08/2016 15:56, fayor ha scritto:
> E quale sarebbe il problema? è quello il tag giusto per i nomi in altra
> lingua, quando non hanno la stessa rilevanza (com'è in Alto Adige). E poi
> tutte queste lingue diverse per chiamare i comuni sardi dove le hai viste? a
> parte Cagliari, quali altri luoghi sono così conosciuti da avere esonimi
> nelle altre lingue straniere?

Parlavo in generale e non solo del caso sardo.

> E le delibere dei comuni che hanno "ufficializzato" il toponimo in lingua
> locale non hanno tale forza e scopo, come si capisce dal tenore delle
> stesse: indicano soltanto come identificare, anche tra varie forme
> linguistiche alternative, il comune quando si usa quella lingua (in tale
> senso è "ufficiale", per distinguerlo dalle altre forme), e sono state
> emesse, su invito della Regione, allo scopo della redazione dell'atlante
> toponomastico sardo (non certo allo scopo di comunicarlo all'Istat o
> all'Agenzia delle Entrate o ad altri enti statali che ne recepissero la
> doppia denominazione).

Che sia per inserirle nell'atlante toponomastico o per comunicarlo
all'Istat dal mio punto di vista non fa alcuna differenza.

ciao
Paolo M

PS: Visto che tu resterai della tua idea e io della mia direi che
possiamo anche smetterla di allungare all'infinito la discussione
annoiando il resto della lista. ;-)

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