Caro Enrico,
volevo ringraziarti di aver rivolto ai tuoi colleghi, con la lettera aperta,
un invito a non coltivare quello che chiamate un "fraintendimento".
Come accade sovente in ambito religioso, c'è un doppio aspetto:
- il fraintendimento di cui vi occupate, generato da una debolezza
antropologica, dalla tendenza della natura umana
a una forma animistica di pensiero magico;
- l'inganno dei sacerdoti di questa specifica religione statutaria, variamente
interessati al potere o al profitto che derivano da un simile culto.
Da un punto di vista filosofico, gli argomenti di Searle su intelligenza e
proprietà emergenti non sono mai stati confutati.
La religione della tecnologia resta: già David Noble osservava che il concetto
stesso di intelligenza artificiale è erede del mito giudaico-cristiano della
creazione come di una procreazione divina maschile, senza donne e senza sesso.
Trattandosi di un culto, qualcuno ha legittimamente richiesto di essere
esentato dall'uso dei chatbot in nome della libertà religiosa
(Catherine Sawers: "I have a religious exemption from using all generative 'A.I.' I
am not a member of the Silicon Valley sect").
Ne approfitto per aggiungere all'elenco tuo e di Giacomo (se le aveste già
citate, scusatemi)
un altro paio di pubblicazioni sugli effetti dequalificanti dell'uso dei
chatbot:
- sulla "resa cognitiva", in virtù della quale si finisce per adottare
l’output di un chatbot senza verifica e anche nei casi in cui contrasti con le proprie
intuizioni o i propri ragionamenti*;
- sull'atrofia cognitiva negli adulti e sul mancato apprendimento nei bambini:
negli adulti, con l’uso dei chatbot si indeboliscono, senza rendersene conto,
le capacità che si possedevano e che possono tuttavia essere recuperate; nei
giovani, l’uso di tali sistemi preclude del tutto l’apprendimento e abitua a a
omologarsi, a non pensare, a recepire pensieri già formulati da altri**;
Va da sé che non si tratti di spiacevoli effetti collaterali, ma, come sempre,
di una delle funzioni di questi sistemi,
ritenute economicamente e politicamente utili dal complesso
militare-industriale che controlla, in questo momento,
le traiettorie di sviluppo della tecnologia: dequalificazione e dipendenza da
piattaforme e software proprietari, per quanto scadenti,
sono obiettivi intrecciati, funzionali alla riduzione dei cittadini a sudditi
in stato di minorità.
L'obiettivo delle grandissime aziende è che, anche nella vita privata, attività e
relazioni umane siano non solo mediate dai loro prodotti, ma siano intrattenute
direttamente con quelli, anziché con altri esseri umani: anche in questo ambito si mira a
produrre dipendenza, perché questa è funzionale alla sorveglianza, alla manipolazione e
al controllo degli utenti. Si diventa dipendenti dall'amico immaginario perché nella
realtà c'è un software che estrude output che danno rinforzo senza contenimento,
all'infinito. Psicologicamente, è una ricetta per il disastro. Non a caso, qualcuno ha
osservato che l'attuale modello di business dell'IA generativa è quello della
"psicosi come servizio". Non stupisce, quindi, il caso italiano recentissimo -
dopo gli innumerevoli casi statunitensi - di una dipendenza da chatbot presa in carico
dal sistema sanitario.
Uno pseudo studio edtech sugli effetti positivi dei chatbot è appena stato
ritrattato da Nature***.
Un caro saluto,
Daniela
* Timothy Cook, Adults Lose Skills to AI. Children Never Build Them,
“Psychilogy Today”, March 22,
2026,https://www.psychologytoday.com/us/blog/the-algorithmic-mind/202603/adults-lose-skills-to-ai-children-never-build-them.
** Steven D. Shaw, Gideon Nave, Thinking ‐ Fast, Slow, and Artificial: How AI
is Reshaping Human Reasoning and the Rise of Cognitive Surrender, “The Wharton
School Research Paper”, January 11,
2026,https://doi.org/10.31234/osf.io/yk25n_v1.
*** Retraction Note: The effect of ChatGPT on students’ learning performance,
learning perception, and higher-order thinking: insights from a
meta-analysis,https://www.nature.com/articles/s41599-026-07310-z.
________________________________________
Da: Enrico Nardelli via nexa<[email protected]>
Inviato: sabato 9 maggio 2026 19:20
A:[email protected]
Oggetto: [nexa] Re: Una visione realistica dell’Intelligenza Artificiale -
Lettera aperta alla società
Grazie Giacomo
per il riferimento a questo studio di Antrhopic, che non conoscevo quando avevo
scritto il mio pezzo di un paio di mesi fa us IAgen e sviluppo
softwarehttps://www.startmag.it/innovazione/iagen-lavoro-sviluppo-software/
È molto interessante, perché condotto seguendo gli approcci usati nella ricerca
in didattica dell'informatica (o computer science education che dir si voglia):
We found that using AI assistance led to a statistically significant decrease
in mastery. On a quiz that covered concepts they’d used just a few minutes
before, participants in the AI group scored 17% lower than those who coded by
hand, or the equivalent of nearly two letter grades. Using AI sped up the task
slightly, but this didn’t reach the threshold of statistical significance.
Questo risultato ribatte quello in molti altri settori sta emergendo rispetto all'uso
dell'IA nel settore educativo, che è esemplificato da questo studio massiccio (di cui
forse si è già parlato qui in mailing list) sul cosiddetto "Debito Cognitivo".
Your Brain on ChatGPT: Accumulation of Cognitive Debt when Using an AI
Assistant for Essay Writing Task
https://arxiv.org/pdf/2506.08872v2
As the educational impact of LLM use only begins to settle with the general
population, in this study we demonstrate the pressing matter of a likely
decrease in learning skills based on the results of our study. The use of LLM
had a measurable impact on participants, and while the benefits were initially
apparent, as we demonstrated over the course of 4 months, the LLM group's
participants performed worse than their counterparts in the Brain-only group at
all levels: neural, linguistic, scoring
Ciao, Enrico
NB: il grassetto delle citazioni è mio
Il 08/05/2026 19:57, Giacomo Tesio via nexa ha scritto:
Suvvia Enrico, non te la prendere: non è nulla di personale.
On Fri, 8 May 2026 17:43:17 +0200 Enrico Nardelli wrote:
Guido, io ho scritto:
[...]
tu mi replichi
[...]
NO! Se io avessi scritto
[...]
Ma siccome ho scritto una cosa diversa, [...]
Sono certo che Guido non abbia usato un agente automatico per ottenere
un riassunto della tua mail perché sa che sarebbe un'enorme mancanza di
rispetto per il tempo che hai dedicato a scrivergli.
Semplicemente, leggere fischi per fiaschi è un effetto collaterale
comunissimo dell'uso intensivo di riassunti prodotti da software
programmati statisticamente.
Come ogni altra facoltà intellettiva, l'attenzione richiede costante
allenamento. Nemmeno Anthropic ha il coraggio di negarlo [1][2]:
https://www.anthropic.com/research/AI-assistance-coding-skills
"""
On average, participants in the AI group finished about two minutes
faster, although the difference was not statistically significant.
There was, however, a significant difference in test scores: the AI
group averaged 50% on the quiz, compared to 67% in the hand-coding
group—or the equivalent of nearly two letter grades (Cohen's d=0.738,
p=0.01). The largest gap in scores between the two groups was on
debugging questions, suggesting that the ability to understand when
code is incorrect and why it fails may be a particular area of concern
if AI impedes coding development.
"""
Un effetto collaterale che tende a vanificare persino l'utilità dei
"riassunti automatici" per chi, come suggerivo in altra mail, legge
comunque i documenti da riassumere.
Giacomo
[1] pur argomentato che dipende da come le usi, per cui se
rincretinisci, è solo colpa tua... ;-)
[2] Per altro, ben 2 minuti in meno nel completare lo sviluppo con un AI
(a pagamento) per diverse ore in più a debuggarlo: che affarone! :-D
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https://www.hoepli.it/libro/la-rivoluzione-informatica/9788896069516.html
[cid:[email protected]]
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Prof. Enrico Nardelli
Past President di "Informatics Europe"
Direttore del Laboratorio Nazionale "Informatica e Scuola" del CINI
Dipartimento di Matematica - Università di Roma "Tor Vergata"
Via della Ricerca Scientifica snc - 00133 Roma
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