Carissimi,
    pienamente in linea con le riflessioni sull' "urgenza di elaborare una 
proposta politica radicalmente alternativa", da un po' di tempo sento la 
necessità di modificare un po' gli incontri e seminari che mi capita di fare su 
questi temi.

Se inizialmente era fondamentale spiegare cos'è davvero l'AI e come porti con 
sé intrinsecamente le criticità che conosciamo, ora sento che c'è bisogno di 
elaborare meglio la parte costruttiva, iniziando dal trovare una giusta 
terminologia e il giusto linguaggio.

Le parole che usiamo danno forma alla percezione, come ci insegna bene la 
differenza tra AI e SALAMI. Ma mentre ormai si sta consolidando un linguaggio 
efficace per parlare dei problemi dell'AI (ad es. bias, correlazioni 
probabilistiche, estrusori di stringhe, neoliberismo, sistemi di sorveglianza, 
processi di industrializzazione, ...) 
personalmente mi pare manchino termini e narrazioni efficaci per parlare di 
cosa vogliamo costruire in alternativa (gli orrendi "uomo al centro" e "etica a 
gogo" fanno pure peggio).

Certamente ci sono tante "parole costruttive", ad esempio a me piace parlare di 
"Intelligenza Digitale" al posto di AI, cioè la capacità tutta umana di usare 
qualsiasi pezzo di digitale in modo intelligente. Sicuramente ciascuno di noi 
ha le sue espressioni costruttive, ma ho l'impressione che ancora non scalino. 
A volte poi una buona riflessione raccontata male la fa incasellare 
nell'obiezione luddista o retrograda.

Non si tratta di battere il marketing ideologico dell'AI con altro marketing o 
buzzword, ma mentre le riflessioni sui problemi cominciano ad essere ben 
organizzate, non è lo stesso per parlare di "una visione del mondo nella quale 
la tecnologia serve a migliorare la vita della collettività". La comunità ha 
certamente già molte analisi (e opzioni tecniche) su questo, ma mancano parole 
o narrazioni che le catalizzino.

Lavorare sul linguaggio è un'azione molto concreta, anche politica, e può 
catalizzare e muovere forze e riflessioni che sono già in movimento nella 
comunità.

Ovviamente è ancora importante sensibilizzare e far conoscere le criticità, ma 
io mi sto proponendo di modulare il tempo dei seminari parlando meno di AI e 
più di senso del lavoro, senso della comunità, di qualità e di diversità invece 
di efficienza, nella speranza di restituire a chi ascolta la creatività e la 
libertà di pensare ad un uso diverso della tecnologia che già c'è.

Chiudo con un aneddoto: parlando nelle scuole chiedo sempre ai ragazzi se si 
sentono più entusiasti o preoccupati per l'AI e la maggioranza dei ragazzi è 
certamente positiva, peró mentre se chiedo di dire di cosa hanno timore 
elencano facilmente una serie di paure, pur essendo ottimisti fanno molta 
fatica a esprimere cosa sperano che porti a loro concretamente l'AI. Ecco, il 
fatto che i ragazzi non abbiano dimestichezza con le parole di speranza mi ha 
colpito molto: resta fondamentale non smettere di indicare un orizzonte bello a 
cui tendere, anche solo con semplicità. 

Buona serata,
Silvia





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