> ... ma si deve
> all'intelligenza e alla profondità di Italo Calvino la visione più
> interessante di ciò che si stava sperimentando. "L'uomo sta cominciando a
> capire come si smonta e come si rimonta la più complicata e la più
> imprevedibile di tutte le sue macchine: il linguaggio" scriveva nel
> suo Cibernetica e fantasmi (1967)

C'è da dire che negli anni successivi ha ridimensionato il suo entusiasmo, 
tanto che nel 1969 arriverà a scrivere:

"Quel mio scritto aveva un'andata e un ritorno: un'andata riduttiva e 
tranquillizzante (il mondo sembra infinitamente terribile, ma rassicuriamoci: 
le cose pensabili e dicibili sono un numero finito) e un ritorno teso verso 
l'imprevisto e l'inesplorato (le costruzioni mentali e le parole sembrano 
ripetersi in un numero squallidamente limitato, ma non lasciamoci 
demoralizzare: attraverso ad esse s'aprono spiragli sulla terribilità e 
ricchezza inesauribili del mondo). Insomma, il mio atteggiamento era per metà 
dominato dall'agorafobia e per metà dalla claustrofobia; da ciò derivavano 
contraddizioni e oscillazioni nel mio argomentare. Nel tempo intercorso tra la 
stesura di quelle mie note e oggi (più di due anni) agorafobia e claustrofobia 
hanno continuato a disputarsi la mia anima, ma non mi sono mai più sorpreso a 
pensare a un universo finito e numerabile (idea, più che errata, infernale) e 
l'analisi del processo combinatorio mi è apparsa solo come un metodo tanto più 
necessario in quanto mai esaustivo per addentrarci nello sterminato intrico del 
possibile".

A.

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