Mi riferisco ai msg in nexa Digest, Vol 165, Issue 74:
1. Re: Il valore d'uso dei dati (was: mail studenti UniMi outsourced a
Microsoft) (Giuseppe Attardi)
2. Re: Blackout Libero Mail (Giuseppe Attardi)
3. Re: Il valore d'uso dei dati (was: mail studenti UniMi outsourced a
Microsoft) (Giacomo Tesio)
4. "Certe cose è meglio non dirle" [Was: Blackout Libero Mail]
(Damiano Verzulli)
- - -
Fa bene Giacomo a preoccuparsi che un eventuale middleware -
cooperativa od altro - accumuli comunque dati, costruisca profili, li
distribuisca -.
Indirizzata a soggetto diverso, le piattaforme, è la stessa
preoccupazione che avevo manifestato, ha ragione Giacomo nel temere
che la falla si possa aprire a livello intermedio. Anche se è meglio
dubitare di chi finora ha tratto profitto, è chiaro che nessuna
"polizia", nessuna "magistratura" è perfetta, ogni uomo è
corrompibile.
Alla luce di queste ultime informazioni riformulo le domande:
1- tecnologicamente, quali rimedi per evitare l'accumulo di dati, la
costruzione di profili, la loro distribuzione?
Affidare i dati ad un intermediario fidato non sarà "LA SOLUZIONE" ma
è un progresso rispetto ad oggi: il vantaggio supera i costi?
2- se i rimedi tecnologici non fossero possibili od adeguati, quali
altri rimedi?
3- per ogni ipotesi normativa, domando: quali prove potrebbe fornire
la tecnologia sulla violazione delle norme ipotizzate? Quanto
"facili"?
4- il guadagno è la calamita che attrae le piattaforme ed appare
guadagno (troppo) facile: sarebbe utile un'inversione nell'offerta di
cookies che inizi la navigazione nella modalità "no cookies - zero
cookies"?
5- tenendo conto di precedenti osservazioni manifestate in listaNexa,
azioni collettive sono preferibili ad analoghi atti individuali, ma il
6 febbraio è vicinissimo: listaNexa riesce a proporre IMMEDIATAMENTE
una richiesta di gruppo?
Grazie per la vostra attenzione, cordialità.
Duccio (Alessandro Marzocchi)




Il giorno lun 30 gen 2023 alle ore 18:10
<nexa-requ...@server-nexa.polito.it> ha scritto:
>
> Send nexa mailing list submissions to
>         nexa@server-nexa.polito.it
>
> To subscribe or unsubscribe via the World Wide Web, visit
>         https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
> or, via email, send a message with subject or body 'help' to
>         nexa-requ...@server-nexa.polito.it
>
> You can reach the person managing the list at
>         nexa-ow...@server-nexa.polito.it
>
> When replying, please edit your Subject line so it is more specific
> than "Re: Contents of nexa digest..."
>
>
> Today's Topics:
>
>    1. Re: Il valore d'uso dei dati (was: mail studenti UniMi
>       outsourced a Microsoft) (Giuseppe Attardi)
>    2. Re: Blackout Libero Mail (Giuseppe Attardi)
>    3. Re: Il valore d'uso dei dati (was: mail studenti UniMi
>       outsourced a Microsoft) (Giacomo Tesio)
>    4. "Certe cose è meglio non dirle" [Was: Blackout Libero Mail]
>       (Damiano Verzulli)
>
>
> ----------------------------------------------------------------------
>
> Message: 1
> Date: Mon, 30 Jan 2023 15:15:44 +0100
> From: Giuseppe Attardi <atta...@di.unipi.it>
> To: Giacomo Tesio <giac...@tesio.it>
> Cc: nexa@server-nexa.polito.it
> Subject: Re: [nexa] Il valore d'uso dei dati (was: mail studenti UniMi
>         outsourced a Microsoft)
> Message-ID: <408d3843-369d-4af4-b807-f5850f337...@di.unipi.it>
> Content-Type: text/plain; charset=utf-8
>
>
>
> > On 30 Jan 2023, at 13:10, Giacomo Tesio <giac...@tesio.it> wrote:
> >
> > Ciao Giuseppe,
> >
> >> On Mon, 30 Jan 2023 11:00:44 +0100 Giuseppe Attardi wrote:
> >>
> >> L’analisi non tiene conto del meccanismo delle aste con cui oggi si
> >> pagano le inserzioni pubblicitarie
> >
> > Vero, perché la mia analisi non si limita alle ricadute economiche del
> > controllo dei dati e dunque al loro valore "economico".
> >
> > Ho parlato espressamente di "valore d'uso" come fattore moltiplicativo
> > dell'efficacia nella manipolazione di una popolazione.
> >
> > Si tratta di una forma di POTERE nuova, una leadership senza leader
> > visibili a cui chiedere conto.
> >
> > Poi sì, la ricaduta economica di questo potere è minima: come dico
> > sempre i fatturati di aziende come Google o Facebook sono irrilevanti a
> > confronto del potere di cui dispongono grazie ai dati che hanno
> > raccolto fin ora.
> >
> > Purtuttavia, minimizzare i costi della manipolazione ed aumentarne
> > l'efficacia sono due facce della stessa medaglia: ricorda, Google non
> > seleziona solamente chi deve vedere un determinato Ads, ma anche quali
> > Ads (o risultati di ricerca, o notizie etc...) ciascun navigatore deve
> > vedere.
> >
> > E lo fa costantemente, non solo per ragioni economiche, ma politiche.
> >
> >
> >> Il valore del dato di ciascun singolo è irrilevante rispetto al
> >> complesso.
> >
> > Questo è certamente vero, perché il complesso cresce appunto in modo
> > esponenziale con ogni bit raccolto su tutti gli altri.
> >
> > Tuttavia, ogni nuovo bit raccolto su un individuo duplica l'efficacia
> > delle manipolazioni cognitivo-comportamentali che Google può attuare su
> > quell'individuo (e su tutti coloro che sono simili a lui rispetto alle
> > dimensioni via via rilevanti).
> >
> > In altri termini, ogni nuovo bit raccolto su una persona da Google
> > riduce la libertà di pensiero di quella persona quanto tutti i bit
> > raccolti in precedenza su di lei (o su chiunque sia simile sotto le
> > dimensioni rilevanti).
> >
> > Hai ragione: questa riduzione di libertà è minima se paragonata con
> > quella complessivamente applicata all'intera popolazione sorvegliata.
> >
> > Ovvero, il potere POLITICO di Google è infinitamente superiore rispetto
> > a quello coercitivo che può applicare ad un singolo individuo.
> >
> > Ma ciò non significa che il prossimo bit che Google raccoglierà su di
> > te non ti danneggi gravemente, tanto più se di dati personali ne ha già
> > raccolti tanti.
> >
> >
> > Che poi questo danno sia difficile da quantificare economicamente,
> > soprattutto con modelli primitivi come quelli attuali che non
> > rappresentano la sua crescita esponenziale, è un discorso diverso.
> >
> > D'altro canto, se anche fosse lecito pagare per usare una persona
> > (ovvero per imporgli la propria volontà, come con la pubblicità
> > subliminale) ad un valore d'uso a crescita esponenziale dovrebbe
> > corrispondere una retribuzione a crescita esponenziale.
> >
> > Solo così il compenso potrebbe essere equo.
> >
> > Al primo bit mi paghi un centesimo. Al secondo 2. Al terzo 4.
> > Ma al centesimo bit mi dovrai pagare 2^99 centesimi.
> >
> > A quel punto però, dubito che esistano abbastanza soldi sul pianeta
> > per ripagare il prossimo nuovo bit che Google acquisirà.
> >
>
> Temo ci sia un errore in questa analisi del bit singolo, come lo riporti 
> anche nel video della tua lezione.
> Non è vero che un singolo dato divida a metà la platea, e il secondo a 1/4 e 
> così via.
> Un singolo dato distingue solo 1/3miliardi di tutti gli utenti e così il 
> secondo.
> Ciò che divide a metà è un attributo dei dati che condividono metà degli 
> utenti, ossia 1,5 miliardi. Questo poi si divide ulteriormente a metà solo se 
> trovi un altro attributo completamente indipendente dal precedente, ossia 
> condiviso tra 1,5 miliardo di utenti ortogonale al precedente gruppo di 1,5 
> miliardi. Se i due attributi non sono ortogonali, la sua capacità di 
> ulteriore discriminazione è inferiore o nulla.
> Quindi ciò che devono fare gli inserzionisti è individuare quegli attributi 
> che discriminano separandoli gruppi ampi e significativi di utenti.
>
> Per fare questo tipo di analisi occorre aggregare i dati di milioni di 
> persone, come minimo, per poter effettuare estrapolazioni statistiche 
> minimamente affidabili.
> Lo scandalo Cambridge Analytica ha mostrato come bastino 5 attributi di 
> psicometrica per discriminare gruppi di utenti significativi e rilevanti per 
> una campagna politica. Ma il calcolo di quei 5 fattori richiede incrociare 
> milioni di dati.
> Come riportavo, FloC individua 350mila parametri: così tanti che il rischio 
> di essere troppo selettivo ha spinto Google a ritirare la proposta, per 
> passare a PAIR.
>
> Quindi ribadisco, da nessun punto di vista il dato di un singolo ha valore 
> altamente rilevante, né per il singolo, né per l’aggregatore.
>
> >
> >>> L'unico modo democratico di gestire i dati personali e minimizzarne
> >>> la diffusione, vietarne la raccolta e limitarne al massimo la
> >>> ritenzione, punendo con il carcere chiunque effettui e/o faciliti
> >>> la manipolazione di una o più altre persone.
> >>
> >> Un po’ estremo: vietarne la raccolta bloccherebbe anche servizi
> >> cruciali come il servizio sanitario.
> >
> > Beh, dipende.
> >
> > I miei dati personali sanitari potrebbero essere salvati su un MIO
> > disco cifrati con una chiave pubblica che solo io o i miei cari
> > possiamo decifrare per fornirne accesso ai medici.
> >
> > Tutto sta nel mettere in discussione l'architettura amministrativamente
> > centralizzata del cloud (che poi è operativamente federata per ovvie
> > ragioni di latenza lo stesso).
> >
> È del tutto simile alla soluzioni Solid e non dissimile dalle Data 
> Cooperative.
> >
> > D'altro canto, a ben guardare nessuno (o almeno, non io) vuole mettere
> > in discussione l'importanza di sistemi di fiducia quali il rapporto
> > medico-paziente: mi fido abbastanza poco di chi promuove sistemi
> > "trust-less".
> >
> > Si tratta però di rendere l'uso della fiducia ricevuta trasparente
> > (poter cioè verificare puntualmente e chiaramente come l'hai usata)
> > e facile da riattribuire: se posso toglierti fiducia con un click
> > perché hai abusato dei dati che ti ho fornito e mi è facile scoprire
> > che ne hai abusato, avrai un ottimo incentivo a non abusarne.
> >
> > Siamo però lontani anni luce da un sistema del genere, anche solo
> > perché invece la fiducia "a scatola chiusa" e "vincolata" tramite
> > lock-in o pratiche simili è notoriamente una forma di potere cui
> > molti ambiscono e pochi sono disposti a rinunciare.
> >
> Le soluzioni che cito mantengono agli utenti il possesso dei dati e i criteri 
> di concessione del loro utilizzo.
>
> Queste soluzioni sono più praticabili che lasciare in mano i dati ai singoli, 
> che dovrebbero diventare esperti tecnologi e di norme giuridiche per 
> stabilire come comportarsi, caso per caso, come ad esempio avviene oggi col 
> consenso informato per i cookie su ciascun sito.
>
> Il vantaggio di usare delle cooperative è proprio di non lasciare ogni utente 
> solo in un confronto sbilanciato tra grandi aziende che detengono potere 
> economico, tecnico e sono quindi in grado di ricattare l’utente: o accetti o 
> niente servizio.
>
> Affidarsi a una cooperativa significa delegare a qualcuno di cui ci si fida 
> di curare i tuoi interessi. Una cooperativa con milioni/miliardi di utenti 
> sarebbe in grado di controbilanciare i poteri delle big tech e negoziare 
> condizioni a vantaggio dei suoi associati.
> Per esempio, potrebbe raccogliere compensi per le sue funzioni ed usarli per 
> erogare servizi agli associati, sostenere gli sviluppi di soluzioni Open 
> Source e/o svolgere ricerche sulle tematiche per inventare soluzioni a 
> beneficio di tutti, evitando che sia Google a proporre tecniche proprietarie 
> come PAIR.
>
> Del resto le cooperative sono un’invenzione del ‘800 proprio come alternativa 
> alle aziende di capitale con scopo di lucro.
> >
> > Quindi al momento è importante minimizzare l'accumulo e l'uso dei dati.
> >
> > Si potrebbe vietarli in generale e autorizzare puntualmente per legge
> > _specifici_ trattamenti nell'interesse della persona, ma solo con le
> > necessarie garanzie tecniche.
> >
> Dare indicazioni su questo e farle rispettare verso i propri associati 
> sarebbe esattamente il compito delle data cooperative.
>
> — Beppe
>
> >
> > Giacomo
>
>
> ------------------------------
>
> Message: 2
> Date: Mon, 30 Jan 2023 16:04:11 +0100
> From: Giuseppe Attardi <atta...@di.unipi.it>
> To: nexa@server-nexa.polito.it
> Subject: Re: [nexa] Blackout Libero Mail
> Message-ID: <dbec2283-b281-430d-a3c7-e7c72e964...@di.unipi.it>
> Content-Type: text/plain; charset=utf-8
>
>
>
> > On 30 Jan 2023, at 15:08, nexa-requ...@server-nexa.polito.it wrote:
> > ….
> > 
> > - ieri il Rettore lo ha chiamato: un altro Rettore gli ha detto che
> > hanno la posta su GMAIL. Funziona benissimo, ed è gratis;
> > ….
> >
> Qualche settimana fa un funzionario di Google si è fatto vivo per spiegare 
> che il servizio Google Workplace (ex GSuite for Education), che prevedeva 
> spazio disco illimitato gratis, utilizzo di GMail, Classroom e Meet, non lo è 
> più e l’Università di Pisa deve rientrare sotto il limite di 450GB totali o 
> pagare un abbonamento commisurato al numero di utenti.
> 450GB di spazio disco ridondato, più qualche server sarebbero ammortizzabili 
> in 3 anni a meno di €10.000/anno e anche includendo lo stipendio di 3 tecnici 
> per tenere in piedi il servizio costerebbero molto meno dell’abbonamento 
> richiesto da Google.
> Se invece a farsi i servizi ciascuna università per conto proprio, fosse 
> un’associazione di tutte 80, il costo sarebbe ancora inferiore e il servizio 
> più affidabile.
>
> Ma la cosa più stupefacente è che, subito dopo aver riportato quanto sopra 
> nella mailing list del dipartimento in cui si chiedeva il parere dei 
> colleghi, sono stato eliminato dalla lista dal direttore in persona.
> Certe cose è meglio non dirle.
>
> — Beppe
>
> > Torno alla domanda: cosa fa la differenza fra "A" e "B"?
> >
> > Bye,
> > DV
> >
> >
> > --
> > Damiano Verzulli
> > e-mail: dami...@verzulli.it
> > ---
>
>
> ------------------------------
>
> Message: 3
> Date: Mon, 30 Jan 2023 17:14:49 +0100
> From: Giacomo Tesio <giac...@tesio.it>
> To: Giuseppe Attardi <atta...@di.unipi.it>
> Cc: nexa@server-nexa.polito.it
> Subject: Re: [nexa] Il valore d'uso dei dati (was: mail studenti UniMi
>         outsourced a Microsoft)
> Message-ID: <20230130171449.00000...@tesio.it>
> Content-Type: text/plain; charset=utf-8
>
> On Mon, 30 Jan 2023 15:15:44 +0100 Giuseppe Attardi wrote:
>
> > Temo ci sia un errore in questa analisi del bit singolo, come lo
> > riporti anche nel video della tua lezione. Non è vero che un singolo
> > dato divida a metà la platea, e il secondo a 1/4 e così via. [...]
>
> Vero: nel video, così come nella analisi che ho riportato qui ci sono
> molte semplificazioni perché le lezioni erano destinate a persone
> completamente prive di competenze matematiche ed informatiche
> precedenti e qui non volevo essere troppo prolisso.
>
> Hai ragione: un bit su una persona non dimezza il costo di manipolare
> un'intera popolazione: devi conoscere quel bit su tutti i membri (o
> comunque una quantità sufficiente da poterlo dedurre in modo
> probabilistico attraverso sulla restante parte sulla base delle
> correlazioni che lo coinvolgono).
>
> Infatti, per semplificare _senza_mentire_ di solito parlo di "ogni nuovo
> bit sulla popolazione" intendendo che lo conosco per tutti i membri.
>
>
> D'altro canto, anche a livello individuale il valore d'uso dei dati
> funziona nello stesso modo, permettendo la selezione del messaggio (o
> della sequenza di messaggi) che producono un determinato comportamento.
>
> Supponiamo che voglio convincere propriamente TE a sostenere l'ingresso
> dell'Italia in una guerra nucleare frontale contro la Russia.
> Se non posso convincerti, voglio comunque disincentivare che tu ti
> esprima contro.
>
> Ogni giorno vengono prodotti miliardi di messaggi sul tema.
>
> Ogni nuovo bit _rilevante_ che acquisisco su di te duplica la mia
> capacità di decidere quali messaggi "personalizzati" efficaci inviarti.
>
> Ovviamente se analizziamo un singolo condizionamento su una singola
> persona, la crescita del valore d'uso dipende dalla rilevanza del bit
> per il condizionamento in questione di quella persona.
>
> Ci sono bit rilevanti per selezionare il messaggio migliore da
> sottoporti per spingerti ad un certo comportamento e bit irrilevanti.
>
> Quelli irrilevanti non influenzano l'efficacia della manipolazione, ma
> quelli rilevanti continuano ad avere un effetto moltiplicativo
> esponenziale.
>
>
> Tuttavia, un bit irrilevante per orientare il tuo comportamento in un
> senso, può essere rilevante per orientare il tuo comportamento in un
> altro: sapere se sei maschio o femmina potrebbe essere irrilevante per
> la propensione alla guerra nucleare, ma potrebbe esserlo per
> influenzare la tua opinione sull'aborto o su qualcos'altro.
>
>
> Tuttavia ogni _nuovo_ bit su una singola persona (ovvero ortogonale e
> non deducibile da quelli già disponibili) duplica anche l'efficacia
> della manipolazione di un singolo individuo, dimezzando il numero di
> messaggi "di suo interesse" fra cui scegliere per condizionarlo nello
> spazio di attenzione disponibile, ed orientarne il comportamento nella
> direzione desiderata.
>
> Insomma, la dinamica che viene interpretata comunemente come
> "la polarizzazione delle opinioni sui social" è il risultato
> dell'applicazione continua di questo meccanismo.
>
> Ed è ingenuo chiamarla polarizzazione: si tratta più che altro
> segmentazione e normalizzazione all'interno di ciascun segmento.
>
>
> > Quindi ribadisco, da nessun punto di vista il dato di un singolo ha
> > valore altamente rilevante, né per il singolo, né per l’aggregatore.
>
> E come ho provato a spiegare ti sbagli perché il valore d'uso dei dati
> non serve solo a selezionare le persone cui inviare un messaggio, ma
> anche i messaggi da inviare ad una singola persona per orientarne il
> comportamento.
>
> D'altro canto, una volta che la probabilità di produrre un determinato
> comportamento in una singola persona è prossimo alla certezza, un bit
> ulteriore, per quanto nuovo ed ortogonale a tutti gli altri aumenta in
> modo marginale tale probabilità.
>
> MA può aumentare in modo NON marginale la probabilità di successo di
> molte altre manipolazioni. Quante? Bella domanda... ci penso. :-)
>
> Però in fondo è abbastanza intuitivo: anche a livello individuale, tanto
> meglio puoi prevedere a fronte di quali stimoli una persona reagirà
> con un determinato comportamento, tanto più facilmente potrai produrre
> quel comportamento, sottoponendolo nel momento giusto allo stimolo
> giusto.
>
>
> Questa riduzione di libertà duplica con ogni nuovo bit _rilevante_
> acquisito. E poiché non sappiamo a priori per quali manipolazioni un
> certo bit sia rilevante, preferisco assumere che lo sia per tutte.
>
>
> Matematicamente è una semplificazione eccessiva, ma eticamente no.
>
> In fondo, se anche Google potesse determinare SOLO UN mio
> comportamento, menomando la mia libertà di pensiero in UNA SOLA
> occasione, per me sarebbe già una violenza gravissima e inaccettabile.
>
> Con altre riduzioni della libertà individuale lo comprendiamo tutti
> subito al volo: pensa alle violenze sessuali.
>
>
>
>
> > Affidarsi a una cooperativa significa delegare a qualcuno di cui ci
> > si fida di curare i tuoi interessi. Una cooperativa con
> > milioni/miliardi di utenti sarebbe in grado di controbilanciare i
> > poteri delle big tech e negoziare condizioni a vantaggio dei suoi
> > associati.
>
> Anzitutto la copia dei dati non lascia tracce.
> Questo di per sé rende opaco l'uso che queste cooperative farebbero di
> quei dati e chi vi avrebbe accesso. E rende impossibile rimuovere con
> certezza la fiducia: non saprai mai se una copia dei tuoi dati rimane
> in una chiavetta della cooperativa [1].
>
> Poi queste cooperative sarebbero oggetto di attacchi di ogni sorta,
> dalla banale corruzione dei sistemisti a sofisticati attacchi
> informatici: se metti tutte le uova in un paniere, quello attrae molte
> più volpi (che magari sono anche incentivate a collaborare).
>
>
> Infine, anche se non ci fosse alcuno di questi problemi, ti rendi conto
> di cosa negozierebbero queste cooperative "a vantaggio degli associati"?
>
> Negozierebbero la menomazione degli associati stessi!
>
> E' un po' come proporre di aprire cooperative che negoziano con
> gli stupratori il prezzo dello stupro degli iscritti, perché altrimenti
> lo stupratore più ricco deciderà come stuprare tutti gratuitamente.
>
> NO! Dobbiamo arrestare gli stupratori, piuttosto!
>
>
> Dobbiamo iniziare a pensare i nostri dati personali come una parte di
> noi, una parte inviolabile della nostra persona.
> Della nostra mente, per la precisione.
>
> Non puoi affittare un pezzo del tuo cervello.
> E anche se ti fidassi di me ciecamente, non posso affittarlo neanche io.
>
> Neanche se fosse una parte piccola.
>
>
> Perché non è una cosa che hai fatto e mi hai affidato: è un pezzo di te.
>
>
>
> Giacomo
>
> [1] LETTERALMENTE ciò che avvenne in Unicredit
> https://www.bitdefender.com/blog/hotforsecurity/unicredit-leaks-3-million-customer-records-in-data-breach/
>
>
> ------------------------------
>
> Message: 4
> Date: Mon, 30 Jan 2023 18:09:53 +0100
> From: Damiano Verzulli <dami...@verzulli.it>
> To: nexa@server-nexa.polito.it
> Subject: [nexa] "Certe cose è meglio non dirle" [Was: Blackout Libero
>         Mail]
> Message-ID: <8dbed4e3-d253-1112-db8f-662853c2d...@verzulli.it>
> Content-Type: text/plain; charset="utf-8"; Format="flowed"
>
> Caro Prof. Attardi,
>
>      si puo' certamente scegliere di andare in guerra armati di forconi
> di legno e, magari, qualche sasso... Se il nemico, pero', nel frattempo
> [mentre noi eravamo nelle caverne] si è armato di scudi, archi, frecce,
> palle incendiarie.... e qualcuno, addirittura, gli ha pure "regalato"
> fucili e cannoni.... non ci si puo' stupire di soccombere all'inizio
> della prima battaglia.
>
>      Non entro nel merito della notizia (che, tra l'altro, è "vecchia"
> [1] ed impatta diversi altri Atenei, ovviamente [2]). Mi limito pero' a
> sottolineare che:
>
>   * il suo Ateneo ha un "Collegio dei Revisori dei Conti" [3] che, come
>     da Statuto, " [...] esercita il controllo di regolarità
>     amministrativa e contabile, assicurando, in conformità ai principi
>     dettati dal decreto legislativo n. 286/1999, la legittimità, la
>     regolarità e la correttezza dell'azione amministrativa". Se il suo
>     Ateneo sostiene dei costi che qualcuno ritiene sproporzionati o
>     addirittura inutili... sarebbe il caso di segnalarlo (nelle forme
>     opportune);
>
>   * non dovrebbe essere necessario ma.... tenga conto che in tutti gli
>     Atenei (incluso il suo) esiste un Responsabile della prevenzione
>     della corruzione e della trasparenza [4]
>
>   * esiste anche un Responsabile per la Transizione al Digitale [5], cui
>     la legge (rif. Art. 17 - del CAD [6]) assegna diversi compiti che
>     --a vari livelli-- intersecano le scelte che lei ha raccontato. Ad
>     esempio (il maiuscolo è mio): "...A tal fine, ciascuna  pubblica
>     amministrazione  affida [...] la transizione alla  modalita'
>     operativa digitale [...] e i conseguenti  processi  di
>     riorganizzazione  finalizzati alla realizzazione  di
>     un'amministrazione  digitale  e  aperta [...]  attraverso  UNA
>     MAGGIORE EFFICIENZA ED ECONOMITA'.....";
>
>   * il mancato rispetto del CAD, sia da parte dell'RTD o, piu'
>     generalmente, dell'Ente nel suo complesso, puo' essere segnalato al
>     Difensore Civico, espressamente previsto dalla norma e gestito da
>     AGID [7]
>
> Inoltre, non va sottovalutato il principio della cosiddetta
> "Responsabilita' Dirigenziale". Anche se sono ancora pochi i casi noti
> al grande pubblico, sono diversi i provvedimenti che vedono i dirigenti
> "colpevoli" di azioni che hanno comportato un danno erariale e,
> pertanto, impongono loro il risarcimento del danno. Su una scala molto
> diversa ed in un ambito molto diverso... è interessante, ad esempio,
> questo provvedimento della Corte dei Conti dello scorso 22/12/2022 [8],
> a sfavore di una partecipata pubblica (della mia citta'), che a pagina
> 11 segnala cosa sia necessario fare rispetto a delle Polizze
> Assicurative che la societa' aveva accesso a favore di alcuni
> funzionari. Si legge: "Si ribadisce che le citate polizze vanno revocate
> e la società deve recuperare presso il beneficiario le quote già versate".
>
> ...e tutto cio', senza neanche scomodare i livelli piu' "politici" (a
> partire dal Rettore, in su) i quali dovrebbero promuovere certe scelte
> sulla base di criteri che qui, fra i Nexiani, sono palesi... ma altrove, no.
>
> Sicuramente dimentico qualcosa... Chiudo, pero', segnalando che "le
> chiacchiere, le porta via il vento". Qualunque cosa si faccia, quindi,
> serve... come minimo, una PEC: lei non ha idea di quale impatto comporti
> una PEC ben argomentata spedita ai recapiti giusti...
>
> Tutto cio' premesso.... la invito a riconsiderare tutta la sua vicenda e
> valutare se/come andare in battaglia... alla luce di tutte queste belle
> armi che il nostro ordinamento le mette a disposizione.
>
> Insomma: non è che... "Certe cose è meglio non dirle". È semplicemente
> che... vanno dette nei modi opportuni, nelle sedi opportune ed ai
> referenti corretti.
>
> Un caro saluto,
> DV
>
> [1] https://support.google.com/a/answer/10431555?hl=it
> [2] non posso fornire dettagli, ma sono _DIVERSI_ gli Atenei che se ne
> stanno occupando, gia' da fine 2022 (un esempio pubblico, è qui:
> https://t.me/eticadigitalegruppo/59726 ). Interessante il fatto che la
> "deadline" è diversa per tutti, in quanto è funzione della data di
> scadenza delle sottoscrizioni precedentemente attive. In alcuni, in
> particolare, il provvedimento NON è ancora "attivo"
> [3]
> https://www.unipi.it/index.php/organi-dell-ateneo/itemlist/category/202-collegio-dei-revisori
> [4]
> https://www.unipi.it/index.php/amministrazione/itemlist/category/1997-staff-unita-trasparenza-anticorruzione
> [5]
> https://indicepa.gov.it/ipa-portale/consultazione/responsabile-transizione-digitale/ricerca-responsabile-transizione-digitale/scheda-unita-organizzativa/SLYHDA
> [6]
> http://www.normattiva.it/eli/id/2005/05/16/005G0104/CONSOLIDATED/20230130
> [7] https://www.agid.gov.it/it/agenzia/difensore-civico-il-digitale
> [8]
> https://www.corteconti.it/HOME/Documenti/DettaglioDocumenti?Id=d63fab57-3fab-45d2-af68-671054280aca
>
>
> Il 30/01/23 16:04, Giuseppe Attardi ha scritto:
> > On 30 Jan 2023, at 15:08, nexa-requ...@server-nexa.polito.it wrote:
> >> ….
> >> 
> >> - ieri il Rettore lo ha chiamato: un altro Rettore gli ha detto che
> >> hanno la posta su GMAIL. Funziona benissimo, ed è gratis;
> >> ….
> >>
> > Qualche settimana fa un funzionario di Google si è fatto vivo per spiegare 
> > che il servizio Google Workplace (ex GSuite for Education), che prevedeva 
> > spazio disco illimitato gratis, utilizzo di GMail, Classroom e Meet, non lo 
> > è più e l’Università di Pisa deve rientrare sotto il limite di 450GB totali 
> > o pagare un abbonamento commisurato al numero di utenti.
> > 450GB di spazio disco ridondato, più qualche server sarebbero 
> > ammortizzabili in 3 anni a meno di €10.000/anno e anche includendo lo 
> > stipendio di 3 tecnici per tenere in piedi il servizio costerebbero molto 
> > meno dell’abbonamento richiesto da Google.
> > Se invece a farsi i servizi ciascuna università per conto proprio, fosse 
> > un’associazione di tutte 80, il costo sarebbe ancora inferiore e il 
> > servizio più affidabile.
> >
> > Ma la cosa più stupefacente è che, subito dopo aver riportato quanto sopra 
> > nella mailing list del dipartimento in cui si chiedeva il parere dei 
> > colleghi, sono stato eliminato dalla lista dal direttore in persona.
> > Certe cose è meglio non dirle.
> >
> > — Beppe
> >
> >> Torno alla domanda: cosa fa la differenza fra "A" e "B"?
> >>
> >> Bye,
> >> DV
> >>
> >>
> >> --
> >> Damiano Verzulli
> >> e-mail:dami...@verzulli.it
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> Damiano Verzulli
> e-mail:dami...@verzulli.it
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> possible?ok:while(!possible){open_mindedness++}
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> "...I realized that free software would not generate the kind of
> income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able
> to get a well paying job as a free software developer, but not
> here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008
>     http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html
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